dicembre 18, 2007

E i pedali ancora mi girano



Sabato 22 dicembre alle 11 in Piazza Plebiscito

Ciclical Mass

Aderisci numeroso? Aderiate compatte!

(grazie Laura)

dicembre 08, 2007

La tua voce, la tua tribù, la tua sorella


Spese molte parole (brutte) e ancora più pensieri negli ultimi giorni a proposito delle politiche di marketing del cosiddetto "gestore incumbent" della telefonia mobile.
Sembrerebbero malvagi pescecani che affamano stuoli di lavoratori sottopagati e li danno in pasto a clienti trattati come subumani.
Sembrerebbero, invece sono solo spiritosi.Con la promessa di una nuova e più capiente sim, mi hanno fatto girare 4 negozi, parlare con almeno otto persone diverse, negato di averle (poi invece uscivano), fatto ricopiare a mano la rubrica (la cosa più spassosa), intimato l'esibizione del codice fiscale in originale. Alla fine di ogni volta mi veniva mostrato con aria sconsolata, ma soddisfatta, un monitor con un bel "errore di sistema". Vede?

Qualcuno ha un cugino incumbent che mi accompagni?
Astenersi quelli che "i mercati sono conversazioni".

novembre 21, 2007

La killed application


Le tecnologie multiscopo (GPT, general purpose tech.) sono tali perché costantemente reinventate dall’uso.
Per questo è interessante leggere le trasformazioni della costruzione sociale di senso intorno alla tecnologie nei momenti in cui esse vengono sottoposte a particolari stress.
Un caso di studio interessante per l’utilizzo delle logiche comunicative, dell’uso dei supporti linguistici e della prosopopea fumogena di scuola steampunk è ancora una volta fornito dalla locale centrale di smistamento di quella che alla fine del secolo scorso venne chiamata “la” killer application, ovvero la più utile.
Capita infatti di svegliarsi in una mattina di autunno e di ricevere un messaggio, e poi altri due, del seguente tenore e che qui ci permetteremo (con il dovuto rispetto) di glossare dando voce (nel rispetto della privacy) a individui e istituzioni:

Si comunica che alle ore 19.30 del 13.11.2007 si è verificato un guasto irreversibile al sistema di posta elettronica. Il personale del CCCP (Comando Centrale Comunicazione Postale) ha attivato la procedura di recovery, ripristinando sia le funzionalità ordinarie del servizio di posta sia attivando il recupero dei dati, che sarà ultimato nei tempi necessari (previsione di massima: 1 settimana)
  • Il cittadino si chiede: se è irreversibile perché mi fate cercare sul vocabolario “recovery”?
  • La nazione si chiede: in una settimana di massima, lo sapete quante persone si suicidano di minima? Oggi come oggi, intendo. Non sarebbe meglio che si recovery qualcun’altro?
  • Il dipendente non si chiede nulla, rinuncia ai convegni, manda due gestacci ai laureandi e visto che c’è si nega pure al citofono.

Gentile utente,
nell'ambito delle attività di recupero delle caselle di posta la
informiamo che il giorno 19-11-07 a partire dalle ore 21.00 sarà
effettuato un indispensabile intervento propedeutico al ripristino totale.
Tale intervento potrebbe comportare la riproposizione dei messaggi
ricevuti a partire dal 14-11-07.
Ci scusiamo per il piccolo disagio.
  • Il cittadino si chiede: perché mi fate comprare il vocabolario di inglese se poi non mi date più gli esercizi?
  • L’utente si chiede: perchè mi definite gentile? Forse perchè mi avete sottratto la ragion d’essere etimologica?
  • Il dipendente, non sentendosi chiamato in causa ed essendo gentile di famiglia, non si assume responsabilità e prosegue nella navigazione a vista: macchine avanti adagio, quasi ferme
  • Il disagio invece si inalbera: piccolo non glielo aveva detto mai nessuno.

Si comunica che dal 20-11-07 ha avuto inizio l'ultima fase di recupero totale di tutte le caselle di posta. L'algoritmo di ripristino è sequenziale e seguirà l'ordine alfabetico. L'utenza avrà ripristinata automaticamente tutte le funzionalità della propria casella di posta. L'inevitabile incidente comunque ha confermato l'efficacia delle procedure di backup e ripristino messe in atto dall'Area sistemi di elaborazione. Si ringrazia per la collaborazione.

L’ufficio della pianificazione centrale sorride: avete visto, ve lo avevano pur detto che ci voleva esattamente una settimana, no?
Il cittadino corre a comprare la garzantina di scienze matematiche per cercare, intimorito, “algoritmo sequenziale”. Ma gli dicono che basta il vocabolario: è alfabetico.
Il Cugri (Centro interUniversitario per la previsione e prevenzione dei Grandi Rischi) si rabbuia: “incidente inevitabile” lo dici al tuo Sysadmin.
Il solito professorino dalla matita rossa sfoga la sua frustrazione ammiccando ai colleghi: “l’utenza avrà ripristinata le funzionalità” hehe.
I modesti, e in genere chi sa apprezzare l’amaro Montenegro, si soffermano a commentare “l’efficacia delle procedure messe in atto”. Al terzo giro di amaro il compiacimento cresce e scappa anche un “però oltre che bravi, abbiamo avuto anche culo, poteva andare peggio”.
La collaborazione, ringraziata, si schermisce e invita sul palco in ordine alfabetico: l’Algoritmo, il piccolo Disagio, il guasto Inevitabile e suo fratello Irreversibile. Ultima fase non ritira l’applauso perchè ha appena avuto inizio.

Update, 23 nov - Il piccolo disagio si è materializzato nel mio client di posta con 590 messaggi tra non recapitati, duplicati ecc. Mi stavo giusto chiedendo come passare il fine settimana. La noia di certe domeniche infatti...

A questo punto, per assecondare le esigenze dei colleghi storici e le mie di precostituzione del dossier per la richiesta di prepensionamento per lavoro esasperante, vale la pena anche di ricordare le precedenti puntate d'entusiasmo.

Sulla disinvoltura nell'inviare tutto a tutti
(feb. 2007)
Sulle esigenze di comunicazione intra-aziendale (gen.2007)
Sulla responsabilità sociale dell'impresa formativa (gen 2007)
Sull'uso aziendale dell'email (nov. 2006)
Sulla sicurezza nelle comunicazioni email (gen. 2006)
Sulla flessibilità d'uso dei siti aziendali (gen. 2005)

novembre 03, 2007

Lui se ne va a Roma

Lascia gli studenti commosso. Si scioglie in apprezzamenti e precoci nostalgie.
E nemmeno questa volta apre i commenti. Gli dava forse fastidio ricevere due righe di risposta? Come si saranno sentiti i suoi critici allievi a vedersi nei panni di adolescenti di college? Ma queste sono fisime di chi continua a far finta che la rete serve per ascoltare; invece no, serve a dire.

Poi chiamare il proprio posto col nome del posto di lavoro! Ben gli sta al fordista che vede ancora la propria identità legata alla fabbrica. Ora che fa? Ne riapre uno col nome del nuovo sapiente datore? O lo chiama "scienza politica alla vaccinara"?
Le persone strane hanno strani blog. E se non fossero strane non ci sarebbero così care.
Ha promesso che adesso ci si vedrà di più. Vedremo.

ottobre 26, 2007

I would prefer not to

L'ultimo post qui sotto è di un mese fa.
Uno scandalo?
Sì, secondo l'etica corrente della bloggheria.
Per esempio Blogbabel penalizza chi non aggiorna per un mese e esclude chi non lo fa da sei.
Il che è pur giusto visto che si tratta di un blog e non di "parole da scolpire sulla pietra".
Senonché a volte lo scrivere farfullate pur di farfullare (e pretendere di esistere) diventa una specie di cifra stilistica del web. Uno stile sottovuoto.
Per fortuna ci sono invece i blog che fanno la ricchezza della rete, quelli che ci danno lo spazio per riflettere e imparare, come per esempio chi vince meritatamente i premi e chi compie i mille post, senza mai scendere di tono.
Qui ogni tanto si preferisce il silenzio...
  • per rispettare il vuoto
  • per vedere se qualcuno mi nota di più così
  • per farmi pregare, e c'è chi lo fa
  • perché in ogni scrivano c'è un po' di Bartleby
  • perché i fatti miei a volte me li voglio tenere per me
  • perché i fatti miei a volte temo che siano inadatti al consumo umano
  • perché i fatti degli altri a volte sono più divertenti
  • perchè sono sotto contratto e non posso dire certe cose che mi piacerebbe da matti raccontare, come quello che "... fra dieci anni mostreremo le slaids sul telefonino" o il "modem per il collegamento a distanza"
  • perché il silenzio è d'oro e me lo sono un po' venduto, poco poco.
Se poi la prendiamo sul serio, la vicenda del silenzio, allora c'è un Network di ricerca europeo, SILENCE, che studia la relazione fra rumore, sensibilità al rumore e disturbo.
Piuttosto che perdere tempo a leggere queste sciocchezze potreste rispondere alle loro domande.

settembre 24, 2007

Firmare qui


La tutela della privacy non è un costo. Le aziende italiane vogliono esserne esentate, ma oltre a mettere a repentaglio i nostri diritti mettono in discussione la loro credibilità e affidabilità. Le uniche due cose che contano sulla rete. Una firma all'appello di Adunanzadigitale è importante.

settembre 21, 2007

Nuovi trend: come elettrizzare il dopo cena

A volte i dopocena casalinghi sono soporiferi. Capita anche a chi non ha la tv.
Per fortuna c'è la fallacia del mondo fisico, l'entropia e la perfettibilità della tecnica: mi si è bruciato il cavo di alimentazione del giocattolino che conserva la memoria di me e crescenti porzioni del mio senso di essere. E si brucia vicino all'attaccatura.
Nell'era del "radi e getta" un accidente del genere si sana con 79 € alla Mela inc. e 3-4 settimane di attesa (spedizione gratis). Peccato che la batteria non arrivi a tanto, le ferie siano finite e senta un certo bisogno di fare due-trecento cose indispensabili. Anche i 79 € mi servirebbero.
Il coso ha natura di hardware proprietario. Con la scusa di evitare le morti bianche degli Ict-addicted e cogliendo l'occasione di fartelo pagare dieci volte quello che vale, lo blindano e lo incollano a prova di pazienza orientale con respirazione ata yoga.
Allora, consultata la rete, sentiti gli amici più disinvolti e giunti a un pelo dalla folgorazione, a una qualsiasi persona dopo cena non rimane che prendere la morsa (banchetto dei russi), il coltellino a seghetta (molisano fatto in cina) e darci dentro con una certa cattiveria. Perso per perso... pecunia iacta est.
... Et voilà le travail. Senza spargimenti di sangue e funziona pure!
Alfred Sohn-Rethel a proposito dei miei attuali concittadini e del loro rapporto con la tecnica diceva che sono: "... in grado di rimettere in moto (i congegni) con un pezzetto di legno trovato per caso; tutto ciò affinché presto, e con assoluta certezza, si rompa di nuovo." (Das Ideal des Kaputten. Über neapolitanische Technik - trad it., Alessandra Carola ed., Napoli 1991.)
Sicuramente coglie del vero, anche se con quel cognome e pubblicato sulla Frankfurter Zeitung nel 1926 non risulta così gradevole. E speriamo che non porti male; ho fatto una saldaturina a stagno quasi perfetta.
Con cio? Nulla, solo per dire che le culture digitali oltre alla manipolazione di oggetti simbolici a volte riportano anche alla dimensione materiale. Quella dove le dita si scottano, si tagliano e modellano le cose. Dove il lavoro e l'energia sono in secondo piano, o lontani dagli occhi, ma sono ancora indispensabili. E guarda caso lo stesso signore di sopra poi nel 1977 pubblica questo: Intellectual and Manual Labor: A Critique of Epistemology.

I link potrebbero essere tantissimi, ma non li metto: avarizia. Anzi uno solo, questo.

settembre 18, 2007

Ke bello qst portale!


Ai ministri non piace la rete. E si era capito.
Quel che è peggio non hanno idea di cosa si tratti e riescono perfino a farsi del male aggiuntivo e a carattere gratuito.
Per contrastare i malefici influssi di YouTube sulle giovani generazioni, qualcuno ha pensato di omaggiare il ministro (e i contribuenti) con YouSchool: il portale ("portale" lo dicono solo quelli che riescono a venderli ai pochi che ancora ci credono) dedicato al bello della scuola. Contrapposto al male, che invece si annida altrove, anzi ovunque in rete. Quindi, come fa notare Montemagno, si sceglie di mettere in scena una finta rete, non linkata, fintamente partecipata, innocua, inutile. Ma comunque a carico di Comune di Napoli e Regione Campania, che evidentemente se lo possono permettere.
Non vale la pena di commentare. Lascio a voi questa splendida frase in giovanilese immaginario (cosa c'entra con la scuola?). La copio perchè non si legge bene: per renderla accattivante l'hanno anche fatta che si muove.

"ke bello qst portale di YouSchool dedicato a noi alunni!!! - - - Bellissimooooo!!!!!!! - - - In bocca al lupo a tutti gli alunni x l'inizio del nuovo anno scolastico! - - -"

E il portale è così dedicato al bello della scuola che si può scegliere tra "Fioroni a Napoli" e "Fioroni a Palermo" o "Cannavaro e Ferrara inaugurano una ludoteca a Forcella, con l'ass. Gambale". Prodigi della rete.
Ma la cosa più bella di tutte è che il sito si vede, ma non funziona. Nemmeno un poco. Almeno con i due browser che ho e che non sono Microsoft.

Nel frattempo Fioroni, a due passi da qui, e insieme agli assessori che gli hanno fatto il regalo, viene contestato dai genitori dei disabili. Avesse usato il buono della rete per ascoltare gli amorevoli consigli di Luisa Carrada in proposito, non sarebbe caduto nelle legittime provocazioni di chi si batte per poter andare "Tutti a scuola".

Aggiornamento (9 ott): Come si fa notare nei commenti, nel frattempo il sito è cresciuto. Si vede anche con i browser che non hanno la convenzione col ministero, ha i bollini del W3C, ha molti accessi. Tutte cose che ci fanno piacere. Come ci fa piacere che sia stato tolto il "ke bello", merito delle critiche?
Rimane profonda la convinzione che i contenuti siano autoreferenziali e deferenti, che parlare solo del "bello della scuola" sia sciocco e inutilmente anestetico. Come rimane il ricordo di quello che Fioroni disse sulla necessità di apprendere dalla Cina per censurare la rete.


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settembre 14, 2007

User generated nonsense

Finalmente anche a Napoli è arrivata la polemica su Youtube come istigatore di comportamenti devianti e quindi da sequestrare, censurare. In ritardo di oltre un anno rispetto al resto del paese, ma alla fine ci siamo. La tesi corrente e diffusa oggi sulla stampa locale è quella solita e stracotta. Se una persona commette un reato (in questo caso la violazione di molte norme del codice stradale, forse anche di rilievo penale) e se questa persona documenta il fatto con un filmato che rende pubblico, il problema sarebbe tanto il reato in sé quanto l'istigazione all'emulazione del reato stesso da parte di altri. Per questo una parte dello stigma ricade anche sul mezzo (internet) e sul canale specifico (Youtube).
Come se si incolpasse il telefono e la Telecom per le telefonate moleste. O la Rai per un telefilm con omicidio. In fondo chi emula non sta a sottilizzare se ha visto fiction, docufiction, reality o fantasmi; emula. (visto che qui si parla di reati a mezzo rete è bene specificare che emulare è un verbo di accezione imitativa che non allude in alcun modo a omonime pratiche di violazione del diritto di copia)
Non si sottolinea invece come la voglia di esibizione allargata e asincrona venga spesso pagata dall'autore con il rischio di essere identificato. Fare il cavallo (per gli stranieri: impennare la moto) o lo slalom veloce in una strada piena di pedoni dà soddisfazione e comporta pochi rischi (mai visto fermare nessuno). Documentarlo e mostrarlo a tutti dà forse ancora più motivo di vanto, ma anche più seri rischi di essere beccati (finora è così, e anche in questo caso)
Pare però che una buona dose di bacchettonismo misoneista dia sempre un tono da persone fini e per bene. Nessuno ha il buon senso di scrivere che il cavallo col motorino a Napoli si impara da bambini prima e al posto di andare in bici. Che c'entra internet?

A proposito, sono andato a vedere Shrek3 con mio figlio. Prima del film era obbligatorio assistere a una pubblicità di un rassodante per il seno che si concludeva con una smanacciata di tette da denuncia e arresto per molestie. A parte il fatto che mi ha fatto pena l'imprenditore se penso ai soldi che gli hanno dissodato per mostrare il prodotto a dei novenni, ma siamo sicuri che mio figlio abbia capito che quello non si emula. Anzi si potrà emulare, ma non così. Insomma mandiamo l'escopost al Warner? O mettiamo i lavavetri a sganasciarsi?

settembre 08, 2007

Mantova, Africa


Mantova. Festivaletteratura.
Sono stato invitato da Lettera 27 a partecipare a una serie di workshop sul progetto WikiAfrica. Un progetto che vuole africanizzare Wikipedia. Dare più peso alle voci italiane sull'Africa e arricchire le wikipedie delle varie lingue africane. Tante persone molto stimolanti a ragionare sull'alfabetizzazione, sulle libertà digitali, sull'open source, sull'accesso alla conoscenza e ai beni pubblici.
Agli ospiti il festival dà anche connettività wifi e una bici, anzi una ricicletta.
Profonda feliCittà.

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settembre 05, 2007

Un visionario saldamente ancorato


Domani è giovedì, il giorno in cui almeno una volta la settimana va comprato"il manifesto", per le pagine di chip & salsa. Ma domani per la prima volta non ci saranno articoli di Franco Carlini che quelle pagine ha inventato e con quelle pagine ha fatto crescere più di ogni altro la cultura di internet in Italia. Franco Carlini è scomparso esattamente una settimana fa ed è stata una perdita notevole per la sua capacità di analisi per la passione che ha trasmesso a un grandissimo numero di persone. Leggere un articolo di F.C. o ascoltarlo alla radio dava a chiunque la goia di capire, immediatamente, le questioni scientifiche più complesse e le loro implicazioni nella vita delle persone. Anche quelle poche volte in cui parlava di cose a me già note, mi colpiva l'originalità del suo punto di vista. Franco scovava notizie e tendenze e dava sempre interpretazioni originali e non banali su un ventaglio vastissimo di questioni scientifiche, che avevano però tutte a che vedere con la conoscenza, il benessere, la libertà di tutti. In definitiva con la non neutralità della scienza e della tecnica.
Il suo ultimo articolo su "il manifesto" parlava dell'evoluzione dei servizi di posta elettronica, ironizzava su chi ne annunciava la fine e si concludeva così:
"E' la conferma che le tecnologie si propongono, ma poi vengono plasmate dall'uso di massa".

Una delle cose più belle su di lui l'ha scritta Vittorio Zambardino.
Il suo blog, Chips & Salsa (alla fine ne ha aperto uno anche lui che era scettico) contiene molti dei suoi articoli. Oltre alla pagina di Wikipedia a lui dedicata, notizie su di lui e sul suo lavoro si trovano su VisionPost e su Totem, sue creature.
Da nessuna parte invece trovo i suoi vecchi articoli sulle montagne, sul senso e sul piacere di salirci.

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luglio 13, 2007

Come ti spiego il bottone giusto


Metà del successo del web 2.0 sta nella gratuità dei servizi e buona parte dell'altra metà sta nella collaborazione. A volte però collaborare è complicato. Come faccio a spiegarti quale bottone premere e che sequenza di comandi? Quanto tempo sprecato cercando di scriverlo e quante orecchie lessate al telefono invitando amici e parenti ad avere pazienza e a cercare bene nel menù. Per questi motivi ho sempre pensato che i software che catturano quello che accade sul monitor fossero il livello base e indispensabile dell'elearning, almeno per le cose riferite all'uso del pc. I software per fare questa cosa che si chiama screencasting sono molti, alcuni ottimi e carissimi, altri meno buoni e più a buon mercato. Ma c'è una applicazione che è in rete e che lo fa gratuitamente: Screencast-o-matic. Si chiama come una macchina di Wallace & Gromit, ma funziona, è gratuita, registra fino a 5 minuti di video, registra anche l'audio, permette di condividere i filmati, permette di salvare sul proprio pc e funziona su tutti i tipi di sistema.
Questa cosa me l'ha fatta conoscere v_a_l_i_x.
Soccamatic è invece la macchina nella foto. Il cartone si vede e si scarica dalla BBC.

luglio 11, 2007

Compiti per le vacanze

Le lezioni sono finite e sicuramente alcune persone sono ansiose di non smettere di imparare. Io, se potessi guarderei il Tour de France, ma non potessi. Come alcuni sanno, sono vittima del television divide: consapevole e autoinflitto. Mi consolo guardando sempre più tv in rete e quindi vi consiglio un paio di conferenze:
- Ted (technology, entertainment, design) il cui sottotitolo è: le idee che vale la pena di diffondere;
- Supernova, che secondo Kevin Werbach, il suo ideatore, è nata tre anni fa perchè tutti sapevamo che stava succedendo qualcosa di importante, ma non capivamo cosa.
Da poco sono disponibili i video di queste conferenze.
Di Ted è già molto famosa quella di Hans Rosling, che affronta in maniera a mio avviso ipersemplificata il tema della povertà nel mondo e che però illustra con un suo software di rappresentazione grafica che ha un grande impatto. Infatti lo ha subito acquisito Google, risolvendo subito almeno il problema della eventuale povertà di Rosling. Poi ci sono anche altre cose che vale la pena di vedere o sbirciare: il discorso della prima donna che è stata ministro delle finanze in Nigeria, Ngozi Okonjo-Iweala, che parla della corruzione e del modo di guardare l'Africa (solo l'Africa?). E magari qualcosa delle diapositive sulle differenze di Jonathan Harris e degli argomenti di Dan Dennet sulla diffusione di luoghi comuni sulla religione sul terrorismo.
Di Supernova invece va visto il discorso di Clay Shirky che imputa all'amore (?) il fatto che nel e col web accadono cose che in pratica funzionano, ma che non possono assolutamente funzionare in teoria. Divertente.
Poi va visto il confronto tra David Weinberger, anche lui in atteggiamento visionario non molto critico, che se la deve vedere con Andrew Keen, che caccia fuori Weber e l'ineludibilità del potere.
Requisiti di sistema: tanta banda e buona comprensione dell'inglese. Vale anche come credito (non spendibile) di lingua.

giugno 26, 2007

L'indossabilità

Sarebbe questa la traduzione del prossimo probabile termine di moda: la traduzione (che non verrà fatta, english is cooler) di wearability.
Avevo appena finito la revisione della tesi di un signore che queste parti si chiama Fds, una tesi (in italiano) sulla sociologia dell' always and everywhere on. E mi arriva questo filmatino.

E' il concept del 2005 di un videofonino indossabile. Lo ha realizzato un designer turco, Tamer Nakisci, giovane e con una produzione interessante che parte dal centro stile della Fiat e finisce per essere premiato da Nokia.
Il design turco di qualità mi sembra una cosa che racconta bene la trasformazione di quel paese. Ma anche di questo, in un certo senso.
E poi serve a spezzare questo assedio d'ansia maniacale per l'uscita dell'iPhone tra due giorni. Non vorrei sembrare più snob del tollerabile, ma sinceramente I don't care.

giugno 22, 2007

Antonio Roversi, in memoriam

Antonio Roversi era un sociologo di internet ed era il direttore del dipartimento di Scienze dell'educazione di Bologna, insomma era lui quello che aveva diritto a chiamarsi Max Web(er), nel senso che aveva scritto sia sulla rete, sia su Weber.
Ma era, appunto. Ho saputo quasi per caso che è morto il 15 giugno scorso e sulla rete non mi sembra che la notizia sia girata. Ci conoscevamo solo attraverso i nostri blog. Il suo, Byte the bit, era da tempo inaccessibile, da quando aveva iniziato a stare molto male. Sarebbe bello che i tanti materiali delle sue pagine e quelli del blog (attualmente irraggiungibile) non fossero cancellati. L'ho conosciuto come una persona gentilissima e di spirito. Quello che segue è un suo post pubblicato dopo una prima avvisaglia della malattia, il 10 gennaio scorso.

A quanto pare sarei potuto morire all’improvviso, in un qualunque momento tra l’inizio di Settembre e le undici di mattina di Martedì 19 Dicembre 2006 Che ciò non sia accaduto, per usare le parole di un medico del pronto soccorso dove sono stato portato a sirene spiegate quel giorno, è stato per “puro c**o”. Non mi è mai piaciuto l’involuto linguaggio medico, per cui traduco quell’ignota espressione gergale in un più comprensibile “errore statistico”. Secondo tutti i parametri della medicina dovrei essere stecchito come un baccalà e invece, come è evidente, non lo sono. Il che ha lasciato stupiti i circa venti medici che mi hanno visitato per quasi un mese. Abituati a ricercare le cause di un evento, nel mio caso hanno dovuto trovare le cause di un non evento. Invano. Per cui oggi mi hanno sbattuto fuori dall’ospedale.
Insomma: eccomi qui di nuovo. Vispo come un grillo. Ai prossimi post.

giugno 14, 2007

The critical seven


Contro ogni aspettativa, un grande successo, una partecipazione sei volte superiore alle attese. Napoli è sì strozzata dal traffico e dalla monnezza, ma sette (7) pedalatori ciclisti a scopo politico dimostrativo hanno appunto dimostrato che la bici si muove anche tra le lamiere e che la bicicletta fa così bene che anche se la "mass" era = 7 si è riso anziché piangere.

giugno 13, 2007

Critical solitude


Critical, sempre fui e, temo, sarò. Mass invece meno. Da vari punti di vista. Ma soprattutto in bici. Giovedì sera qualcuno prova a fare massa in bici a Napoli. Io ci vado e mi impegno a fare la foto agli altri due. O tre, se venite tutti.

maggio 28, 2007

Cari Ladri

Stamattina avevo lasciato perdere: visto il clima cittadino pensavo che si trattasse della solita prosa politico-grillina. Invece no, si tratta di ex ladri di polli, oggi trasferiti sul ramo tech.
Trascrivo perché rimanga traccia:

Cari Ladri,
dalla nostra scuola "G. Oberdan", vico Carrozzieri, avete rubato tutti i nostri computers, compreso quello, di un bimbo diversamente abile, suo unico strumento di comunicazione con la maestra.
Perchè ci avete tolto la possibilità e la nostra voglia di usarli, di imparare e di crescere?
Perchè fate del male a noi e alla nostra scuola?
Noi siamo il futuro del quartiere e della città. un futuro non violento, di speranza, di solidarietà e di pace.

Non sono stato mai convinto dell'intrinseco valore pedagogico del pc e quindi diffido delle politiche di esposizione precoce al monitor. Finora sono servite solo a vendere a caro prezzo macchine e software obsoleti che poi comunque finivano per essere sottoutilizzati. Ma come tutti i giudizi sommari anche questo è sbagliato, almeno un po'. Infatti mi pare che in questa scuola, mio malgrado, si facciano cose buone col computer e, soprattutto, c'è qualcuno che (a parte accenti, virgole, maiuscole e altri gadget) sa scrivere in modo molto efficace. Cosa di solito rara.

maggio 25, 2007

Per capire chi comanda


Da alcuni mesi la ditta si è dotata di una vetrina di rappresentanza per il resto del mondo (anglofono). Siccome una delle parole più inglesi e più contemporanee è "market" insieme ai suoi derivati, allora la mania burocratica di mostrare ossequio alle gerarchie, anche sul web (guai invece a dare informazioni) si traduce in lingua marketese.
Allora capita che sotto il link "academic flow chart" appaia il seguente organigramma (che non è un flow chart) da cui si evince che... il capo della ditta è l'imperatore in persona.
Sotto l'aquila imperiale in versione international ne accadono anche altre. Leggere sul monitor il consueto linguaggio burocratico tradotto in una specie di inglese fa la sua buffa figura. Si noti l'immancabile "altresì" comparire con l'eleganza di un "as well as".

"Divisions are sets of structures for teaching, research and services aimed at the functional and administrative decentralization of the University, in order to allow for more flexibility in carrying out these activities. These Divisions promote and coordinate the activities of the affiliated schools, supplying the necessary resources for the purpose of giving each of them more importance and providing a higher level of resource integration, as well as strengtheing their ability to interact with the social and productive spheres. (art. 58 tit. V. of the statute)"

Frase immaginifica che rimanda a un dover essere di prussiana geometrica efficienza. Non importa a quale concreto risultato finalizzata, né quanto raggiunta.
Come diceva quel signore incompreso: Internet, Inglese, Impresa. E voi che lo criticavate...

maggio 22, 2007

Wilfing with the addictive aNobii

Ha ragione Granieri: ha un bell'effetto addictive. Ovvero ci si perde facilmente tempo senza accorgersene. Quello di cui tutti sentivamo il bisogno. Non bastava il wilfing.
Fine del grammelot.
Però è vero che è una idea finalmente funzionante per condividere quello che più di ogni altra cosa si vuole e si teme di condividere: i libri. Sul web è possibile condividere foto, preferiti, musica, video, presentazioni... tutto. Ma non era ancora arrivata l'applicazione che permettesse di allineare on line i propri libri e di vedere chi altro ne condividesse il nostro sintetico o più articolato parere. Si chiama in un modo impossibile: aNobii. Ma a parte questo sembra funzionare e bene e ho facilmente costruito il mio scaffaletto di nove libri.
Pubblicare liste di libri, liste che quando hanno particolari caratteristiche alcuni chiamano "bibliografie", è una cosa che almeno a me sembra di notevole interesse, forse anche superiore alla pubblicazione delle playlist musicali.
Così David Weinberger di cui è appena uscito Everything Is Miscellaneous (che non ho letto), ne ha pubblicato la bibliografia su LibraryThing, una cosa simile, partita prima, ma apparentemente più macchinosa.

maggio 21, 2007

Per vedere l'effetto che fa

Ero uscito dal monitor e ora rieccomi qui.
Sono vivo.
Almeno credo.
Sono scomparso per un paio di mesi.
Per vedere che effetto faceva. (di nascosto, nel senso che poi è interessante vedere le statistiche di accesso a un blog non aggiornato)
Per vedere se qualcuno se ne accorgeva. (Ve ne siete accorti. Grazie)
Per vedere come era vivere, vedere, toccare e conoscere senza raccontarlo.

Non è stato affatto male. Anzi, penso che sia consigliabile. Come con qualsiasi altra simil-dipendenza. Si perde qualcosa, ma si guadagna un nuovo punto di vista. Per esempio che di tutte le cose che qui sembrano ovvie e scontate, di fuori non se ne parla neppure. E non dico fuori alla fermata del bus o in fila alla posta. Fuori nel senso di qui affianco, in posti che sull'insegna hanno magari nomi altoformativi ed eccellenti.
In due mesi sono accadute varie cose. E nei prossimi giorni proverò a raccontarle.

Non vorrei avere con questo giochino allarmato qualcuno. I blog non aggiornati sono di solito un naturale effetto del "per ora basta". Ma a volte capita che invece siano un segnale diverso. A me capita ad esempio da mesi di interrogare inutilmente il feed di un signore che leggevo volentieri, Antonio Roversi. Nel suo caso non è pigrizia e mi auguro di tornare a leggerlo presto.

marzo 20, 2007

Conta fino a tre e vieni fuori dal monitor


Alcune signore e altri signori hanno preso la rete per un posto in cui ci si scambiano citazioni scelte a kabbala e consigli di buone letture, cartacee intendo. E pensano che qualcun'altro possa spiegare il senso di quello che per loro è piacevole. Con questa scusa oggi escono dal buco nero del cyberspazio e si incontrano in una libreria. In realtà lo fanno per fare dispetto a chi nella rete ci vede solo i pericoli per la gioventù, la patria e la famiglia.
Meglio dirlo subito: se pensano che quello che spiega possa essere il soprascritto, gli faccio passare la voglia di scambiarmi per un altro.

Aggiornamento: Mi sono ritrovato ospite di un accogliente combriccola di persone amichevoli, variegate, discorsive, tecno scettiche ma in fondo ottimiste. E ho perfino avuto la notizia di un futuro PubCamp a Chieti e che si potrebbe addirittura organizzare un PartenCamp, o un NapolCamp se non proprio un CampCamp. Da ripetere.

marzo 17, 2007

Viaggi nei paraggi

Di solito faccio l'elettricista dei guru, ma in questi giorni sono diventato falegname degli artisti e ho passato il mio tempo a dare una mano per organizzare questo viaggio.

marzo 07, 2007

Semplicità e velocità


Stamattina mi sono affacciato su un'altra, ennesima, finestra sulla rete. Si chiama Tumblr e me l'ha consigliata Nezmar. E' un servizio (gratuito ovviamente) che offre la possibilità di avere un Tumblelog. Ovvero un semplicissimo blog, che può ben raccogliere appunti, intuizioni, flussi di coscienza. Mi è piaciuta appunto la semplicità e la rapidità con cui si accede e mi ci sono fatto un posticino.
Semplicità e velocità sono due dimensioni di crescente importanza in un regime di progressiva scarsità del tempo di attenzione. Ed è per questo che la bici c'entra sempre.

La bici e la foto sono di Paolo Bellino - Movimento Fisso.


marzo 06, 2007

Rodotà su internet e democrazia


Stefano Rodotà è un professore di Diritto civile e un uomo politico. Come giurista e come politico ha da anni rivolto la sua attenzione al rapporto tra sviluppo della rete, diritti e democrazia. E' stato promotore e primo presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali.
Oggi ha tenuto un discorso alla Camera in occasione dell'apertura della Conferenza internazionale dell'Unione interparlamentare. E' un'efficace sintesi dei rischi e delle opportunità che si pongono al futuro prossimo della rete e quindi al nostro futuro prossimo.
Un discorso da leggere.

febbraio 27, 2007

Tonino, la privacy e il pudore

Tonino è il vigile di un piccolo paese, molto piccolo. Una volta mi disse che lui non era così ingenuo da fare le multe a chi non metteva la cintura di sicurezza. Infatti per rilevare l'infrazione avrebbe dovuto guardare dentro l'auto e quindi avrebbe corso il rischio di mostrarsi impudico, di ricevere una denuncia per violazione della privacy. Ma lui non ci sarebbe caduto.
Sul tema della riservatezza dei dati personali (e del pudore) c'è però chi la pensa diversamente. Molto diversamente.
Grazie alla segnalazione di uno studente tecnofilo, scopro un'istituzione che a volte chiama se stessa A.Di.S.U., altre, nella stessa pagina, Edisu o Edisumos. Una cosa che ha a che vedere con la Regione Campania, con la Federico II e con i suoi studenti. Questa istituzione con una identità così sfuggente ha invece una precisa opinione circa l'identità dei suoi utenti. Tanto precisa che la rende pubblica, sul web. In base a questa concezione radicale del principio della trasparenza è possibile conoscere nome, cognome, data di nascita, residenza, reddito, media dei voti e altro ancora di qualsiasi studente. Niente male no?Questa istituzione ha una carta dei servizi, un contesto normativo di riferimento, un presidente, un consiglio di amministrazione, un collegio dei revisori contabili. Ma, evidentemente per questioni di privacy (e di pudore?), mai che venisse fatto un solo nome.
Agg.: E' per carità di patria che non dico come si fa a entrare nel database ed è per correttezza che ho annerito le informazioni qui sopra.

febbraio 24, 2007

La neutralità della rete - Giù le mani


Pubblicato su Four Eyed Monsters dove si trova anche una versione più recente e non ancora su yutub.
E per prendersi la nostra libertà di comunicare ci diranno che è per il nostro bene, per evitare le cose brutte, per proteggere i bambini, per combattere i pirati o i terroristi. Se la vogliono riprendere per farci del bene.
(via Lessig)

febbraio 22, 2007

S.Giorgio e il portalosauro


Da oggi e fino a sabato a S. Giorgio a Cremano c'è una manifestazione dedicata al software libero e ai contenuti liberi. Il nome è quello di un sano atteggiamento: Open Mind.
Ci sono molte attività, di vario genere, dalla discussione alla dimostrazione. E ci saranno varie anime del mondo open. Sono così aperti che lasciano parlare anche me, di "diseguaglianze sociali e diseguaglianze digitali".
Nel frattempo al nostro paese, che precede ancora di poco Grecia e Cipro in fondo alla classifica, hanno consegnato il portalosaurus di Italia.it. Per una rapida inumazione del quale leggete Mantellini uno e due e Qix con relativi commenti. Questi sono i lidi dove ci conducono appaltoni plurimiliardari, tecnologie proprietarie e ignoranza della rete. S.Giorgio aiutaci tu.
Agg. 23 feb.- Sul webmostro un gruppo ha aperto un blog di analisi approfondite e interessanti.

febbraio 19, 2007

Aragozzini. E poi le dogane chiudono

Nello scorso luglio Vittorio Zambardino ha acceso un polemicone (flame) in rete sui corsi laurea nuovi per antonomasia, quelli di Scienze della Comunicazione, il titolo è senza fronzoli: Ragazzi miei, scienziati della comunicazione immaginari. Zambardino, dalla prospettiva duplice di giornalista e di docente, ha detto cose radicali e insieme spesso vere. Questi corsi sono estremamente interessanti, su di loro, su questa Ikea di università, convergono molte delle critiche sulla riforma dell'università. E da qui partono anche le riflessioni più serie sul ruolo dell'università oggi, a partire da quelle di Abruzzese.
L'attività di questi corsi è poliedrica e il loro numero considerevole (74 - fonte: Mds). Alcuni, come Padova, fanno il bilancio di una attività decennale, e della collocazione professionale dei laureati.
Altri, ormai quattordicenni e perciò forse in piena tempesta ormonale, hanno la folgorante idea di ripescare l'ultimo dimenticato e di riportarlo sul degno piedistallo: la cattedra. Dicesi sdoganare.
Ma dove lo avete scovato raghezzi, non era meglio Banfi? No, troppo intellettuale: ha un ottimo blog.
La nota dell'ufficio stampa è un testo da collezione. L'evento è sobriamente presentato con originalità plastico-informativa di questo tenore: "prenderà il via il Festival di Sanremo, il più grande evento mediatico italiano, una miscela di musica e informazione capace di monopolizzare l’attenzione di milioni di telespettatori." E come ben sanno i possessori di ciclomotori, se prende il via la miscela...
Quindi Aragozzini, in persona, e dopo accademica prolusione titolata "Dalle colombe che volano al becco dei piccioni", incontrerà i giovani laureati iscritti alla scuola di giornalismo e dall'alto della sua esperienza di organizzatore del festival negli anni di tangentopoli potrà svelare i segreti del giornalismo ai giovani virgulti.
Peccato non poter essere lì con Adriano, ma vi prego fate assolutamente un giro sul suo sito, c'è da rimanere abbagliati.
E così vi ho svelato perchè dopo la chiusura delle dogane stamperanno anche l'ultima copia del New York Times.

febbraio 18, 2007

Di mestiere fa che scrive

C'è una volta e c'è ancora una signora che di mestiere scrive. Questa signora, si chiama Luisa Carrada, ha un blog (e un sito) dove con grande pazienza e generosa pedagogia insegna, mostra esempi, consiglia letture. Una istituzione del web italiano.
In questo blog si faceva fino a poco fa un uso un po' parco dei feed rss, o meglio i feed contenevano solo poche parole del post. Siccome la signora non è di quelle che si inginocchiano alle regole del blogging marketing, non fa titoli didascalici, allora succede che non si capisca dal feed di cosa parli il post.
Finché capita che mi arrivi un feed così: "Passa il tempo. Anche se il MdS ha una sezione che..."
Allora mi gira che le scrivo:
Carrada,
io ti ammiro tanto e ti voglio tanto bene e ti sono riconoscente di tutte le cose sante che mi impari(?).
Ma cosa li usi a fare i feed se ci fai vedere mezza parola e un titolo men che allusivo?
Va bene che le visite sul sito sono una metrica ancora importante, ma anche la noia di venire a vedere un piattino che poi non ci interessava. Anche quella si può misurare.
Prima di inviarle un'ingiunzione legale di messa in mora del suo feed provo a fare la moralistic suasion.
Signora, le dispiacerebbe spostare un po' in avanti il cosiddetto salto? Abbiamo una certa età e saltare nel suo blog a piè giunti e al buio ci pare a volte troppo ardimentoso. Magari una frase intera? Magari due? E' troppo?
Con ossequio


E lei mi risponde:
Mi prendo l'ammirazione, l'affetto e la strigliata.
I feed ora sono interi ;-))

E oltre rispondermi fa. Capito come si scrive la parola "signora"?
E mentre la scherzeggiavo dandole un po' del tu e po' del lei, ella stava appunto tornando sull'eterna questione del "come ci si rivolge alle persone" per email, tu o lei?

febbraio 16, 2007

Spegnete qualcosa, magari le sigarette

Stasera è la sera delle luci spente. Sarebbe a dire che una trasmissione radio ha deciso che si possono spegnere simbolicamente le luci (ma solo quelle non indispensabli) per 5 minuti. L'agip, che non vende candele, ha approfittato della crescente letteratura socio-economica sulla responsabilità sociale dell'impresa, per ri-farsi la faccia con pubblicità iperinvasiva sui siti del corriere e della repubblica. Siti che si sono fatti defacciare a pagamento per farci prendere coscienza con lo spegnimento dei nostri pixel. Non così drammatico, direi.
Adesso scendo, anche i ciclisti urbani partecipano alla mobilitazione politico radiofonico energetica. E io approfitto per farmi un giro. Finalmente sembra una serata fresca, non dico invernale, ma fresca. Per me è importante, per tornare a casa si fa una strada in salita, si chiama via Gennaro Serra. A farla in bici fa un certo effetto.

Addenda al rientro (2)
1) Una conferma del perché questa porca città mi ha stregato, è cafonissimamente tetragona. "Sgaso un po' di più", altro che "M'illumino di meno". In giro nemmeno un lieve abbassamento di lampade, anzi. Si vocifera che abbia abbassato le luci Feltrinelli (entità allotropa e anche lei con la responsabilità sociale). Per il resto, sfarzo. Giusto che sia così: le lampadine non c'entrano quasi nulla col risparmio energetico. Per questo l'agip sponsorizza i cinque minuti soffusi. Mica dice: oggi andate a comprarvi le sigarette a piedi. Oppure stasera mettete una coperta di più. No. Impapocchia sui carburanti eco-compatibili e sull'ottimizzazione della combustione.
2) E la società della conoscenza? E la rete? Non era nata anche in seguito all'aumento dei costi energetici? Bene guardatevi questo rapportino sui consumi elettrici legati a internet. Sono più che raddoppiati nel mondo dal 2000 al 2005. Per questo Google sta impiantando server farms nei pressi di centrali nucleari e di grandi fiumi (sapete, il raffreddamento). Che ne dite di una nuova eco campagna: Not-Always-On. (in omaggio: Ti-Cechi-Meno)

febbraio 14, 2007

Gratuito

Nei commenti qui sotto Daniela (che sembrerebbe essere una collega della stessa ditta) tira di nuovo in ballo le questioni legate all'utilizzo generoso e spensierato delle liste di distribuzione dell'email aziendale. Porta nuovi esempi di come ormai la nostra email istituzionale sia divenuta luogo per svagate e gratuite comunicazioni da uno a tutti (con tutti = svariate decine di migliaia). Dopo una lunga e noiosa serie di convegni di un certo peso (le frane valgono 1,7 MB), ma pur sempre convegni, si è iniziato a trascolorare verso le opinioni con "ho letto un articolo di giornale, ve lo consiglio". Poi è stata la volta del dibattito sul peso da dare alle capacità comunicative nella valutazione della produttività, infine si è arrivati a: "il sottoscritto entra a far parte del popolo dei pensionati, auguro a tutti un buon proseguimento".
Queste naturali estrinsecazioni dell'animo umano sono da alcuni prese con poco spirito. C'è chi si richiama ai regolamenti, chi si rifà alla netiquette. Vorrei far notare che si tratta anche di altro: un saluto ai colleghi o una richiesta di sms solidale non rubano più di 10 secondi e non pesano più di un solo MB.
Ma non tutto ciò che non si paga è gratuito: 1o secondi di attenzione di 50.000 persone fanno 138 ore, ovvero 23 giornate (non) lavorative. Un solo allegato da 1 MB è come se riempisse un disco da 50 GB.
Sono conti sballati, figuriamoci, ma rendono l'idea. E andrebbero ricordati quando allegramente si spedisce una letterina a "tutti@ditta.it".
Il costo maggiore è però quello di chi è costretto a fare da filtro umano a queste ondate di debordanti "esigenze comunicative", le persone che da qualche parte riescono a far sopravvivere questa bella e incompresa invenzione che è l'email. Persone che smistano richieste pressanti e sovraordinate e osservano da vicino come funziona un'istituzione della società della conoscenza in cui spesso l'email è una cosa che si fa leggere ai giovani collaboratori, che si apre rigorosamente da quel solo pc, che "se mi scrivi all'indirizzo di casa è meglio, altrimenti la leggo la prossima settimana", che "la locandina la mandiamo a tutti, tanto non si paga". Appunto.
Le cose di tutti e gratuite sono facilmente vittime di processi di spoliazione, specie se vi è assenza di regolazione sociale. E' la tragedia dei beni comuni, uno schema antico che però si ripresenta sempre più spesso. Di recente Larry Lessig ha messo il rischio di collasso dell'email tra le cinque questioni capitali che il Congresso Usa deve a suo avviso affrontare nel prossimo anno. Figuriamoci se qui potevamo essere da meno.

Il titolare di questa improvvido diario ha già fatto troppo lo spiritoso, ma gli è venuta un'idea: si potrebbe realizzare una rete di computer interna alla ditta, riservata alle comunicazioni aziendali. La potremmo chiamare intranet. Vi piace? E magari anche un posto con dei link per raccontare al mondo quello che facciamo. Questo lo potremmo chiamare sito web. Che ne dite? Se riesco a avere i finanziamenti, potrei fare uno studio preliminare.

febbraio 09, 2007

Il mio sommesso parere


Io queste cose non le conosco e so che sono molto delicate e so anche che c'è molta suscettibilità e che il rispetto delle opinioni altrui è molto importante come d'altronde il rispetto delle proprie. Per cui mi scuso in anticipo.
Mi sembra però di percepire qualcosa di strano in questo annuncio. In una istanza interuniversitaria (leggasi: statale e non) una persona dotata di molta autorità e altrettanta cultura parlerà sotto il titolo di:
"Sacralità della vita dal primo inizio alla fine naturale"
Così, senza nemmeno un accenno di punto interrogativo. Senza lasciare dubbi a chi dovesse ritenere, evidentemente sbagliando, che l'inizio sia invece non primo o la fine men che naturale.
Il tutto a sugello di dodici anni di ricerca bioetica.
Io ho poca esperienza di inizi e soprattutto di fini, ma mi sembra che anche la naturalità del durante inizi a meritare un po' di attenzione.

febbraio 07, 2007

Chi di noi due è la macchina?

Ormai è diventato una videostar: Michael Wesch, un antropologo della Kansas State University, che lavora a un progetto di Etnografia digitale. Ha postato il 31 gennaio un suo video su YouTube e lo stanno linkando assolutamente tutti. Già ne parlava il 4 feb Montemagno. Oggi è finito in testa su Technorati, poi BoingBoing, poi di nuovo tutti in Italia. Mi accodo: è un bell'esempio di potenziale educativo, di uso della rete e anche di diffusione virale. Si chiama The Machine is Us/ing Us, la macchina siamo noi, anzi ci usa.
Agg.: Nelle tre ore successive a questo post si sono aggiunti oltre 1000 link.

febbraio 05, 2007

Comunismi

Mikhail Gorbachev, l'ultimo presidente dell'Unione sovietica, ha chiesto a Bill Gates, l'attuale presidente di Microsoft, di aiutare Alexander Posonov. Questo insegnante rischia di passare cinque anni in una prigione siberiana per aver acquistato per i suoi studenti pc con windows contenenti software non originale (in inglese pirated). (dal Seattle Times)
Ma pare che aggiornandosi a Vista non si corrà più questo problema: installare software non originale pare che sia molto difficile. Staremo tutti più tranquilli. Anche chi per formare di fatto consumatori di Microsoft o di Spss ecc. è pagato dallo Stato e con i soldi pubblici deve pagare, se sussistono i fondi, le licenze.
Nel frattempo i sondaggi (per modo di dire) organizzati da Corriere e Repubblica riportano finora un risultato molto netto. Che sia una buona occasione per la diffusione di software libero? Per esempio Linux per esseri umani?
Dalle parti di Redmond si sta dando un certo peso all'opinione dei bloggers. Allora hanno pensato di regalare una settantina di portatili Acer "Ferrari" ai bloggers amici perché dessero un giudizio di Vista. Una cosa del genere in America è oltre il limite della correttezza e David Pogue ricorda sul NYT che è una lunga storia quella delle pressioni indebite di MS sui media.

Mentre scrivevo queste banalità, ho ritrovato la notizia su Repubblica. Ma ovviamente, mai uno straccio di link. Io invece lo metto, tiè.

febbraio 03, 2007

Uno che faceva il mio stesso mestiere

Ale è uno studente che lavora e mi ha inviato questo.
Questo non è un commento è uno sfogo di rabbia, frustrazione, svilimento. ho appena ascoltato la notizia al tg che riferisce di gravissimi incidenti a palermo per la partita palermo-catania. è morto un poliziotto. uno che faceva il mio stesso mestiere. le immagini raccontano la guerriglia di molti tifosi contro pochi poliziotti, sbirri infami. di come ormai la polizia allo stadio non debba più difendere i tifosi ospiti, ma se stessa. i difensori sono costretti a difendersi loro malgrado. è paradossale, ma se qualcuno per strada mi insulta, mi sputa o mi tira una pietra, quella persona passa un brutto quarto d'ora; se 200 persone allo stadio fanno la stessa cosa, ebbene, non succede niente! in italia è così. le immagini di guerriglia che si vedono in televisione ormai non fanno più impressione, ci siamo abituati alla guerra domenicale. ma la guerra di chi? chi deve difendere la polizia allo stadio? se stessa. non si difende la patria, non si difendono gli oppressi né un ideale. lo scopo di queste battaglie, in cui il rapporto numerico è 1 poliziotto:100 pseudo tifosi, è tornare a casa salvi. andare a lavorare la domenica mattina, quando invece si sarebbe voluto andare al parco, in bicicletta, a bere un aperitivo con gli amici e poi pranzare con la famiglia, è già un sacrificio. andare tutte le domeniche a combattere senza una causa è un martirio rinnegato. bisogna difendersi sempre, opporre resistenza passiva, chè se capita che ti inquadrano mentre dai una manganellata superflua poi ci sono i giudici e i tribunali. e bisogna pagare l'avvocato. solo per andare a lavorare. ma questo non è il mio lavoro. arrestare un ladro forse ha un senso. o almeno si comprende lo scopo dell'altro. invece il fine di queste violenze è sempre e solo la violenza. forse questo è chiaro e limpido per molti, ma bisogna turarsi il naso e fare finta di niente. perchè c'è lo show domenicale, il business delle trasmissioni, dei quotidiani sportivi, la pay-tv, gli sponsor, le scommesse legali e no. chiedo scusa. ho approfittato del suo spazio, ma certe cose vanno fatte a caldo, senza pensarci. perchè poi passa, ci si rassegna e non ci si pensa più (o come si dice a napoli "s'addorme 'a criatura"). e non sarebbe giusto per qualcuno che oggi è uscito di casa per andare a lavorare.

gennaio 27, 2007

Rimbalzi


Le cose scritte qui sotto hanno creato un certo scompiglio. Il tutto da quando sono rimbalzate sulla stampa. Prima B. De Fazio su Repubblica Napoli, poi A.L. su l'Espresso.
Quello che colpisce è che i giornali e i settimanali perdono lettori, ma non perdono peso nella formazione dell'opinione che le classi dirigenti hanno di sé stesse, nella funzione di "specchio delle mie brame".
Nel frattempo numeri crescenti di persone, di altre persone, formano la propria opinione altrove, per esempio su internet. Nel piccolo caso occorso a questo blog si è visto chiaramente che il problema è diventato tale nel momento in cui è arrivato sulla carta delle rassegne stampa e di converso il traffico che questo episodio ha veicolato verso questo blog (peraltro citato in tutti e due i casi e correttamente) è stato quasi irrilevante. Insomma due mondi quasi non comunicanti.
Cose che si sapevano, ma che è interessante osservare da vicino.

gennaio 23, 2007

I servizi informatici della "Federico II". Una nota di M. Fario

In questa settimana è capitato di osservare strane cose nei servizi web e di posta di quella che qui viene di solito chiamata "l'azienda". Ho quindi scritto il 18 gennaio e il 15 gennaio due post che illustravano cosa accadesse e che hanno raccolto commenti dai lettori di questo blog. Si tratta di questioni rilevanti di per sé, ma ancor più rilevanti considerati gli scopi sociali della cosiddetta "azienda".
Oggi ricevo una lettera del dr Mauro Fario che pubblico volentieri e che ora non commento. Il dr Fario è direttore del Csi, il Centro di Servizi Informatici (dell'azienda di cui sopra).

Non è facile leggere con serenità le osservazioni apparse sul blog. Non è facile perché gli argomenti trattati, e le critiche mosse, sono proprio alcuni degli elementi su cui stiamo lavorando per fornire un servizio migliore, che renda più semplice la vita di tutti. Quando dico tutti, intendo in primo luogo gli studenti, poi i docenti, ma infine anche il personale T.A. che opera con tante difficoltà proprio su queste stesse cose.
Il problema è serio, ed in questo momento è fortemente aggravato da una situazione economico-finanziaria che ci costringe a prioritizzare gli investimenti secondo uno schema di necessità che confligge con la giusta domanda espressa dall’utenza.
Il problema è serio anche perché la soluzione non sta nella modifica evolutiva di un sistema pre-esistente, ad esempio ESIS, la quale, se perpetrata, ci indurrebbe in una trappola mortale inducendo una lenta transizione dalla complessità al caos, ma in un ridisegno integrato di tutto il sistema di supporto alla didattica, che ancori le proprie basi su metodologie e tecnologie moderne, progettate proprio per affrontare e gestire la complessità dell’integrazione.
E su questi nuovi scenari occorre formazione avanzata, esperienza, competenza, visione, tutti attributi che sono stati un po’ offuscati dalla permanenza di vari sistemi applicativi in un contesto tecnologico obsoleto e non integrato.
Ciò nonostante il personale tecnico ha fatto molto, ed è riuscito a sostenere nel tempo una serie di servizi che, per quanto a volte poco “friendly” e non esaustivi rispetto ai bisogni, hanno comunque fornito una prima risposta utile all’avvio di un importante processo di avvicinamento ai servizi informatici.
Le nuove frontiere del piano di e-government, che ci vengono in aiuto nella semplificazione apparente dei processi e delle interazioni, rendono poi le attività di ridisegno e sviluppo un po’ più complesse. Logiche ormai obbligatorie di single-sign-on, posta certificata, firma digitale, archiviazione ottica sostitutiva, interoperabilità applicativa, e così via, per quanto non implementabili tutte in parallelo, devono comunque far parte del nuovo disegno progettuale, e la cosa non è semplice.
Tutto ciò deve essere supportato da uno strato infrastrutturale in alta affidabilità, da una adeguata capacità di banda trasmissiva, con le opportune procedure di back-up/recovery e fino ad un primo livello di disaster recovery, tutte cose sulle quali stiamo lavorando. Da tener presente anche il problema della robustezza e sostenibilità dei servizi. In riferimento al nostro portale, ad esempio, siamo arrivati a circa 100.000 transazioni/gg.
In definitiva, un approccio costruttivamente critico rispetto all’obiettivo di miglioramento del nostro sistema universitario non può che essere il percorso più utile e proficuo per il continuo miglioramento dei servizi di Ateneo. Ogni istanza e/o suggerimento che ci verranno presentati, anche attraverso approcci multicanale, sono e saranno patrimonio di analisi di cui i tecnici hanno bisogno proprio e soprattutto per rendere i nuovi sistemi più adeguati alle esigenze dell’utenza.

gennaio 20, 2007

La sconferenza e la ciclofficina


E' sabato, potrei forse pennicare. Ma mi sono teleportato a Roma dove c'è un Barcamp, una s-conferenza sul web, sulle sue tendenze. La seguo live via web e intanto scorro il programma e le bio dei partecipanti. Molto interessante, peccato non esserci. O meglio, comodo esserci senza doverci andare.
Poi invece vado all'inaugurazione di una ciclofficina popolare. E porto un mio video.
La rete e la bici vanno bene insieme. Ne parlava Luca De Biase un po' di tempo fa in un video in cui pedalava e parlava di rete.
Oggi mi sento nel flusso della contemporaneità.
Ma poi mi passa.

gennaio 18, 2007

Esigenze di approfondimento informativo

Stamattina mi ha scritto il Magnifico Capo, anzi la sua segreteria. Si capisce che non è davvero lui perché si ostinano a intestarsi “capo”, minuscolo, in un accesso di populismo ortografico non richiesto e forse nemmeno voluto. E non ha scritto solo a me, ma a tutti: la solita circolare.
La circolare, nella prosa tipica di questo genere che si distingue per rendere incomprensibili le cose semplici e nel frattempo darsi un tono bonapartesco, ci fa sapere che:


"... a partire dal 1 febbraio 2007 il servizio di help desk, la cui sperimentazione ha ottenuto alti livelli di gradimento da parte dell’utenza, evolverà nel servizio istituzionale di Contact Center... con lo scopo di soddisfare esigenze di comunicazione derivanti da:
-Segnalazione di guasti e malfunzionamenti
-Assistenza all’utilizzo di servizi e procedure
-Approfondimento informativo"


Una bella e buona cosa, se non fosse che ci stanno in realtà dicendo che un servizio del genere, obbligatorio nel mondo civile da una decina di anni, l’avremo nel 2007. Non è mai troppo tardi.

Il “soddisfacimento delle esigenze di comunicazione” va avanti per circa tremila caratteri con la lettura dei quali le esigenze aumentano e il soddisfacimento si allontana sempre più. In buona sostanza ci si dice che questo contact center è un sito.


Ci vado e giustamente mi si intima l’altolà. Username e password. Si entra e cosa c’è? Un
frame che contiene gli stessi tremila caratteri di tecnichese burocratico fatti spedire a nome del capo, nemmeno una virgola diversa. E quindi ci si spiega che il “soddisfacimento delle esigenze di comunicazione e approfondimento informativo” saranno raggiunti collegandosi al sito... (quello in cui già siamo) e se si clicca si apre un altro frame al suo interno in cui si spiega in tremila caratteri… All’infinito.
Hanno letto troppo Borges? No, forse il punto è che non lo hanno letto abbastanza.
A margine: la mail del capo, secondo le abitudini aziendali è stata inviata con un bell’indirizzo in chiaro del tipo
urbietorbi@azienda.it. Una manna per gli spammer.
Infatti stamattina il solito furbetto l’ha subito usato per rallegrare alcune migliaia di account col suo sito convegno sugli animali da laboratorio di cui peraltro ad oggi manca ancora il programma. Proprio il tema su cui non c'è nessuna controversia e cui dare la massima divulgazione. O forse no, qualcuno non è d'accordo. Insomma, sarà contento il capo degli usi paradossi della sua circolare.

Aggiornamento: scoperto l'indirizzo magico, tutti i convegnatori e le loro spettabili e pesanti locandine stanno infestando le caselle di posta di tutti. E c'è pure chi lo utilizza per dire, di nuovo a tutti, di smetterla. A nessuno viene in mente che esistono le buone maniere. E che siamo nel 2007, la posta elettronica è nata nel 1972.

Le puntate precedenti:

Sull'uso aziendale dell'email (nov. 2006)

Sulla sicurezza nelle comunicazioni email (gen. 2006)

Sulla flessibilità d'uso dei siti aziendali (gen. 2005)

Sembra futuro ma è presente, anzi passato

Mentre noi ci si trastulla con pagine web che non si aprono, nel mondo contemporaneo girano video come quello qui sotto (se avete le bande larghe). Secondo una minoranza riporta al futuro, invece è vero, esistono interfacce di questo tipo, anzi sono state presentate un anno fa.
Questa è solo una nuova versione realizzata in esclusiva per un articolo di Adam L. Penenberg sulle innovazioni nell' interazione.



Aggiornamento: ho tolto il link diretto al filmino, dava fastidio. Per vederlo procuratevi una connessione veloce e cliccate sull'immagine. All'inizio tocca sorbirsi una pubblicità di win mobile.

gennaio 15, 2007

Come rendere difficile la vita alle persone e favorire la diffusione di software maligno: l'impegno di un'istituzione formativa

La prenotazione degli esami universitari è un micro evento burocratico che si presta molto facilmente al trasferimento sulla rete. Gli studenti costituiscono un pubblico per definizione alfabetizzato, le università sono il posto dove internet è nata e dove si formano molte delle figure che poi le danno forma. Le convenienze sono molte, innanzitutto si elimina la fatica di andare fino in facoltà a volte solo per prenotare l'esame, un quantità enorme di tempo se moltiplicata per il numero dei tentativi di esame, il numero degli studenti e se si considera la loro dispersione sul territorio.
Ma non è però sempre così semplice: ci sono consuetudini burocratiche, una certa sfiducia di fondo e persistente
da parte degli uffici per quello che non è su carta, ma lo stesso vale anche per studenti e per professori. Fatto sta che anche questo compito elementare fa fatica a trasferirsi sulla rete, almeno in alcune aree dell'europa meridionale. Ad esempio a Napoli, all'Università Federico II.
Prenotare esami è un compito che per motivi anagrafici non mi compete più, ma capita che il figlio tecnofobo di un mio amico mi chieda di aiutarlo e mi accorgo che la cosa non è così semplice.
Innanzitutto la pagina che indirizza al servizio di prenotazione e a una serie di altri servizi, apparentemente utili, si raggiunge attraverso il link "Aree Riservate". Che, accompagnato dall'icona di una chiave, non è esattamente il modo più comune per invitare a entrare e servirsi.
Chi ci riesce, si trova in una pagina scritta in verde e blu su fondo blu (gli ipovedenti si trovino degli amici) in cui non esiste né la parola "prenotazione" né quella "esami", ma in cui si parla di "erogazione servizi informatici" (uh).

Io ho cliccato per capire cosa si erogasse, ma non è accaduto nulla, se non una specie di sussulto della pagina. Allora mi accorgo che in basso c'è un'avviso che invita a fare attenzione e che "per usufruire del servizio bisogna impostare opportunamente le proprietà del browser".
E qui si accede alla pagina capolavoro che opportunamente trascrivo:


Di seguito, con riferimento al browser “Internet Explorer”, si danno alcune indicazioni, relative alle principali opzioni.
Abilitazione dei cookie:

Dal menu di Internet Explorer scegliere la voce Strumenti - Opzioni Internet; scegliere quindi la voce "Privacy" e, qui, il tasto "Avanzate"; scegliere di accettare sempre i cookie della sessione.
Visualizzazione dei messaggi popup (Internet Explorer 6.0 e successive):
Dal menu di Internet Explorer cliccare sulla voce Strumenti - Opzioni Internet; scegliere Protezione - Internet ( selezionare la icona col mondo) e cliccare qui sul tasto "Livello personalizzato". In questa finestra scorrere l'elenco fin quasi alla fine. Una delle ultime voci riguarda i popup: si deve settare "Usa blocco popup" su "Disattiva".
Visualizzazione dei messaggi popup (Internet Explorer su WIndows XP, SP2):
Dal menu di Internet Explorer cliccare sulla voce Strumenti - Opzioni Internet; scegliere "Privacy" e, nella finestra che compare, deselezionare il check "Blocco Pop-Up". In alternativa, se non si vogliono sbloccare tutti i pop-Up, premendo il tasto "Opzioni" sulla stessa finestra, é possibile inserire l'indirizzo "esis.ceda.unina.it" tra i " Siti da cui consentire i pop-up".
Per quanto riguarda il blocco dei popup, inoltre, é necessario prestare attenzione quando si installano security per Internet (ad esempio, quelle della Norton) oppure personalizzazioni del browser (ad esempio, la barra degli strumenti di Yahoo). Infatti tali applicazioni, in fase di installazione, riattivano tale blocco senza preavviso e ne consentono, inoltre, la gestione attraverso i propri menú, in maniera invisibile ed indipendente da quelli di Internet Explorer.

A parte la sintassi, l'uso di tecnichese spinto e la errata grafia della terza persona singolare presente del verbo essere, quello che mi ha lasciato invece esterrefatto è che in nome di non si sa cosa, si chiede di modificare delle impostazioni che servono a proteggere da quello che nel loro linguaggio si chiama il "malware", il software schifezza che infesta la rete, fatto di virus, trojan, worm ecc. Non ci dicono sempre che la colpa è di chi non installa gli opportuni antivirus? Adesso opportunamente ci dicono di toglierlo sennò non si prenota l'esame.

Inoltre si dà per scontato che l'utente sia anche amministratore del sistema. Spesso non è così. Chi usa la macchina di un amico, di un locale pubblico, di una piazzatelematica non si prenota. Chi usa i computer del laboratorio della mia facoltà invece ci riesce. Il tecnico ha dovuto opportunamente renderli vulnerabili. E tali rimarranno, questi e molti di quelli degli studenti. Non si raccomanda infatti
di ripristinare la sicurezza una volta concluso il compito né si dà alcuna indicazione su come fare.
Infine si parla solo di Explorer, il browser più vulnerabile, come se non esistesse altro e di fatto suggerendone l'uso.
La cosa più grave di tutte è l'abuso di autorità e la contemporanea dissipazione di autorevolezza dell'emittente. Se lo dice l'università allora vuol dire che bisogna usare quel browser e che quelle impostazioni vanno tenute in quel modo, comunque o così o non ti prenoti.

Piccolo suggerimento per chi non usa Explorer: in Firefox è nelle preferenze, sezione "contenuti"; in Safari basta digitare "command+K".
Una volta adempiuto alle strane richieste, si riprova e si riceve questo avvertimento:

Una persona per bene a questo punto si ritira, sommessamente. Guardate bene: "si è connessi a un sito che dice di essere... probabilmente per ottenere informazioni personali". Usano una connessione apparentemente sicura, ma non certificata, proprio la tecnica del phishing, che si basa appunto sulla particolare cieca obbedienza che si può ottenere spacciandosi per istituzioni autorevoli (banche, poste, provider) e usando un linguaggio tecnico con toni intimidatori.

Un incoscente bisognoso d'esame passa
invece sopra a qualsiasi cosa, entra e si imbatte in quest'altro monumento alla complicatezza: "Inserire i nove caratteri della matricola, compresi gli zeri e senza la barra", sembra una cosuccia, ma pare che sia lo scoglio principale, dove li aggiungo gli zeri visto che le matricole sono dei numeri in formato "765/3456". Costava molto aggiungere un esempio e dire di convertire in "756003456"? Costava evidentemente molto.

Oltre non sono andato, non so come proceda la vita dell'esaminando, ma non vorrei essere al suo posto. Nemmeno andarsene è facile: si rimane attaccati alla pagina. E dire che c'è un apposito pulsante uscita, che però non fa uscire e nemmeno si può tornare indietro: tasto disabilitato. Restate con noi, per sempre. Bisogna scappare dalla finestra. Chiuderla.

Per chi uscisse sconfitto dalla guerra delle impostazioni c'è un numero verde (verde chiaro, costa solo uno scatto, ma costa) dove un risponditore promette aiuto (840 072 200). Per fortuna, ma anche per stranezza, non si riesce a chiamare dai numeri interni dell'Università e quindi vi risparmio l'ulteriore narrazione.

Mi interrompo per un attimo. Perchè tanto calore da parte mia per una questione in fondo solo tecnica? Perché la diffusione di software maligno è una cosa che molti temono, a ragione, ed è uno dei fattori che frenano la diffusione di internet nel nostro paese e soprattutto nelle sue regioni meridionali.
Il blocco dei pop up non è una questioncella, è anche attraverso i pop-up che si svolgono vere e proprie infestazioni di software pubblicitario "adware". E non si tratta di mulini bianchi, ma di cose inadatte all'ambiente educativo, porno ad esempio. Una signora americana, una maestra, rischia 40 anni di galera per non essersi accorta dell'attacco e avere inavvertitamente esposto i suoi alunni a questo tipo di immagini.

C'è dell'altro. Come faccio a sapere quando ci sono gli appelli? (un professore risponderebbe: ormai ci sono sempre)
C'è per fortuna un'apposita e civilissima pagina, migliorabile, ma civilissima. Però sta da tutta un'altra parte del sito, e nemmeno un link tra le due. Vado a vedere come esco nella foto e ritrovo i miei insegnamenti. L arisposta è: "Non sono disponibili appelli per questo insegnamento Attenzione: il docente potrebbe aver programmato appelli senza segnalarlo al sistema ESIS!"
Ma come? Li ho comunicati da un paio di settimane!
Spiegazione: il sistema comunica solo gli esami prenotabili, ovvero quelli per i quali mancano fra 15 e 3 giorni alla data d'appello. Fuori da questo arco temporale si emette solo il succitato comunicato di lotta "contro quei fetenti dei professori che fanno le cose e non ce le dicono".
Perché gettare discredito preventivamente e in modo generalizzato? Davvero gli studenti sono tutti fedifraghi. Davvero i professori sono tutti accidiosi?
Io non voglio fare di tutta l'erba un fascio, me la prendo con quelli che hanno realizzato questo servizio, non conosco i loro nomi, ma mi farebbe piacere discutere con loro, possibile che su Internet sia possibile fare di tutto, comprare, vendere, votare, prendersi intere lauree con una certa facilità e non sia possibile prenotare un esame? Possibile che nessuno abbia pensato nemmeno per un attimo a mettersi nei panni di un utente?
Poi mi chiedo: questo accade solo perchè mancano soldi all'Università? O perchè a volte sono spesi male? Ma non voglio aprire una discussione così ampia. Mi basterebbe raccogliere e portare al Rettore un po' di suggerimenti sulle prenotazioni degli esami.

Grazie a Nello che mi ha segnalato alcune cose mentre già stavo scrivendo queste note.

Update – 17 gen 07
Luigi Nicolais, ministro per le riforme e l’innovazione è un docente della Federico II. Ieri ha presentato le linee strategiche del sistema nazionale di e-government. Vi si leggono cose come “Costruire la cittadinanza digitale... rendere semplice e sicuro l’accesso ai servizi in rete... superamento del “divario digitale”... attuare una più attenta progettazione dei servizi".
Se qualcuno dell’Esis volesse dargli uno sguardo, il comunicato è qui. Noi aspettiamo.