novembre 03, 2007

Lui se ne va a Roma

Lascia gli studenti commosso. Si scioglie in apprezzamenti e precoci nostalgie.
E nemmeno questa volta apre i commenti. Gli dava forse fastidio ricevere due righe di risposta? Come si saranno sentiti i suoi critici allievi a vedersi nei panni di adolescenti di college? Ma queste sono fisime di chi continua a far finta che la rete serve per ascoltare; invece no, serve a dire.

Poi chiamare il proprio posto col nome del posto di lavoro! Ben gli sta al fordista che vede ancora la propria identità legata alla fabbrica. Ora che fa? Ne riapre uno col nome del nuovo sapiente datore? O lo chiama "scienza politica alla vaccinara"?
Le persone strane hanno strani blog. E se non fossero strane non ci sarebbero così care.
Ha promesso che adesso ci si vedrà di più. Vedremo.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei sempre il solito. Mi hai beccato. Ma, è vero, ho dimenticato di scrivere che lascio anche i maestri (come te), perché i maestri sono sempre ragazzi. E che manterrò la promessa... ragazzi.

daniela ha detto...

e vabbè, niente addii 2.0

ma poi che fa il prof, se lo salutiamo via max-web(er)? anche quelli/e che lo hanno conosciuto solo un po', e in circostanze poco accademiche?

perchè la rete è rete, anche senza retorica: mica può tenere i commenti chiusi anche da altri :)

Anonimo ha detto...

Una questione teorica. Scusa, master, ma che fa un cretino cittadino navigante qualsiasi se in un luogo comunque pubblico perché available/disponibile al pubblico (e non in un incontro tra amici con linguaggio loro a un bar) non capisce neanche di chi e di cosa si stia parlando perché concretamente non viene nominato l'oggetto in questione?

e.r. ha detto...

caro anonimo,
grazie di essere passato ma la critica non ci sta: è vero che si tratta di nostalgie tra amici, cose intime, ma il "di cosa" è tutto chiaro, basta seguire l'unico link del post.