gennaio 19, 2005

Panni sporchi

La tecnologia incarna la società. E i modi in cui le differenti società si relazionano con la tecnologia sono profondamente condizionati dai rapporti sociali e dal clima culturale. In Italia si osserva molta passione e competenza per il telefono e per la televisione, meno per l'internet. C'è stata una fase in cui anche in altri paesi si pensava soprattutto a un utilizzo trasmissivo (broadcasting) di internet, mi riferisco a una generale filosofia del mezzo, ma una applicazione in questo senso sono ad esempio le partite di calcio su Alice. Dopo la fine della cosiddetta "new economy" l'internet ha riacquistato il suo carattere appunto di rete: la priorità dei contenuti, la loro condivisione e circolazione, la loro elaborazione dal basso, sono alcuni dei punti di forza della fase attuale della rete. Le università in quanto manifatture e depositi di conoscenza sono, o dovrebbero essere capisaldi della rete. Alcune università guidano questo processo, come ad esempio il Massachussetts Institute of Technology (il MIT), altre invece hanno un atteggiamento più ritroso, come ad esempio l'università di Napoli (che sarebbe il datore di lavoro di chi scrive: per questo il titolo).
Il Mit, che è un istituto tra i più ricchi e potenti al mondo, mette a disposizione del piu vasto pubbblico molto materiale conoscitivo e didattico (ad esempio in OpenCourseWare). Napoli vorrebbe fare altrettanto, magari pensando ai propri studenti e ha inventato alcuni anni fa un apposito strumento/spazio che si chiama "webdocente", un contenitore di pagine a disposizione dei professori per comunicare con i propri studenti e con il mondo. Insomma il posto in cui dovrrebbe per coerenza esserci il materiale di questo blog. Partiamo da qui: perchè ho scelto di mettere queste cose su un sito americano piuttosto che su quello della Federico II? Innanzitutto perchè non sono riuscito a andare oltre la pagina di ingresso. Sul web ci sono delle semplici istruzioni, purtroppo però non funzionano e ai numeri di telefono non risponde nessuno, specialmente e come è giusto, di sabato. Ma la voglia di commettere gesti insani, come aprire un sito per gli studenti non è detto che rispetti gli orari di lavoro.
Questo blog l'ho aperto di appunto di sabato, senza telefonate e dopo dieci minuti dal momento in cui l'ho pensato. Oggi, dovendo scriverne, ho provato a indagare meglio sul sito della Federico II: mi sono messo al telefono con la rubrica dell'ateneo sul mio monitor. In poco più di un ora e dopo solo una decina di telefonate sono riuscito a parlare con la persona giusta, competentissima e cortese. Non potevo accedere al mio sito per un banale errore del database, domani sarà tutto a posto. Ne sono sicuro.
Ma la differenza tra la usabilità dei due sistemi, uno pensato per una ristretta élite di cui faccio parte e un altro adatto a chiunque è drammaticamente e sorprendentemente grande, decisiva e a favore del secondo. Questo e probabilmente anche altri fattori sono alla base dello scarso popolamento di questo servizio. Ho provato a vedere le pagine di alcuni colleghi in vista, ad esempio del curatore del sito, il prof Mazzeo, quello che presumibilmente ha avuto l'idea e di altri professori noti. Il formato delle pagine è molto prescrittivo, è vero che sono pagine ufficiali, ma i format rigidi, pensati da tecnici per utenti "dummies" e con intenti di standardizzazione, scoraggiano gli utenti potenzialmente più propensi e penalizzano quel po' di creatività che di solito è mal gestita, ma che incentiva le persone a considerare quelle pagine come proprie e quindi ad averne cura. Insomma l'ha detto anche il presidente del consiglio che il comunismo è triste. Il risultato è che nella stragrande maggioranza dei casi le pagine sono vuote o quasi e non aggiornate, provate a vedere la mia. Sull'internet non dovrebbero mai esistere pagine vuote da riempire, ma solo pagine o non pagine. E' molto irritante dover procedere a un'accurata esplorazione per capire se il singolo sito docente contiene informazioni o no.
Insomma in internet si assegna una grande importanza per la valutazione alla "user experience". In questo caso la mia esperienza di utente è stata molto frustrante. Questo depone in favore di uno scarsissimo utilizzo di queste pagine da parte dei professori e quindi degli studenti. Tranne che in un caso: nel corso di economia aziendale. Qui, intorno a una utilità reciprocamente conveniente, la prenotazione degli esami, studenti e professori hanno sviluppato una consolidata e diffusa pratica di utilizzo di quelle pagine.
Per finire un ultima criticuzza: le pagine docente in questione non risultano accessibili ai ragni, i software di indicizzazione automatica dei motori di ricerca. Un comportamento davvero snob in un'epoca in cui si fanno carte false per comparire sui motori di ricerca. La cosa è così sentita che l'internet da sempre abbonda di consigli per aumentare la propria visibilità, il proprio rank. Google ha costruito la sua fama sulla sua affidabilità, sul fatto che i suoi risultati riflettono la gerarchia di significatività dei siti rispetto alle parole chiave inserite. Siti come Poodle predictor sono nati proprio per mostrare come le vostre pagine appaiono agli occhi di un motore di ricerca. Guardate cosa si vede di Unina e cosa del Mit, ma anche università meno prestigiose.
Un ultimo dettaglio, la cortese e competente persona che mi ha dato le informazioni e che in poche ore ha fatto funzionare le mie pagine personali sta per lasciare il suo ruolo. Siamo sicuri che si possano coniugare, come si è detto per troppo tempo, alta professionalità e instabilità occupazionale (chiamata però flessibilità)? Sembra di no, infatti qual posto sta per essere assegnato dalla Federico II a una persona stabile, peccato che l'esperienza accumulata finora debba essere ricostruita daccapo.

2 commenti:

spyder ha detto...

chi le scrive è una persona che fino a stamattina era un utente della rete molto superficiale (non che ora sia diventata esperta, ma vorrei provarci...). in effetti è vero, non avevo ancora capito bene quale vasta gamma di informazioni, di interessi, di "beni" che possono giovare alla nostra cultura, il web, se ben utilizzato, è in grado di darci. è molto importante ciò che lei ci ha riferito riguardo l'usabilità del web, e pensandoci bene, unina.it, non risponde pienamente a tali caratteristiche. fino a stamattina per me molti siti erano "belli", e ora mi accorgo che in realtà essi per quanto meravigliosi esteticamente possano essere, non corrispondono a canoni di "usabilità". inoltre la mia ingenuità mi aveva portato a "trattare male" questo fantastico strumento che abbiamo a disposizione. il web infatti se "fatto bene", e se "usato bene", è in grado di fornirci davvero una finestra aperta sul mondo. ebbene si, lo ammetto ignoravo certe caratteristiche della rete. però facendo un'analisi di coscienza mi sono resa conto che i miei sbagli probabilmente derivano dal fatto che un giorno mi hanno detto che esisteva una cosa che si chiama "internet", ho cominciato ad usarla, ma non sono mai andata a capire cosa significasse questa grande novità. ha ragione lei quando dice che spetta a noi il compito di conoscere e di capire determinati fenomeni, perchè rischiamo di perdere l'occasione di arrichire la nostra conoscenza. la sua lezione di stamattina mi ha davvero aperto gli occhi riguardo i limiti della mia superficialità. il web del resto è cultura, e la cultura va assaporata fino in fondo. e questo cercherò di impararlo bene.
grazie per le sue simpatiche lezioni di vita.

cavalli ha detto...
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