novembre 03, 2006

Maffettone contro Go e Netscape

Nel mondo c'è un vivace dibattito sulle tante conseguenze della crescita di internet come strumento di informazione. Si parla anche del futuro dei giornali, della fine della distinzione netta tra informatori autorevoli (quelli che scrivono sui giornali) e cittadini-lettori che vengono informati. Dibattito spesso ricco di ulteriori spunti e tuttora in corso.
Oggi, facendo finta di niente, come se avesse lui scoperto l'argomento, il filosofo Sebastiano Maffettone si lancia in una gustosa filippica misoneista. Non fate complimenti, assaggiate:

"Come è anche ovvio, i siti piu importanti - Aol, Yahoo!, Go, Netscape, Microsoft - catturano percentuali sempre piu grandi di persone che viaggiano sul web."
"Perché i grandi motori di ricerca, come quelli appena citati, sembrano avere in realtà scarso interesse per le notizie in quanto tali."
"Come ho già sostenuto altre volte in questa rubbrica(sic!), i grandi motori di ricerca svolgono prevalentemente meta-funzioni. Scelgono cioè che cosa mettere in rete tra tutto quello che altri producono, dal libro alla notizia giornalistica."

Io la sapevo un po' diversa la storia, ma se così sostiene un docente della Luiss e non sulla "gazzetta di montalto" ma sulla prima pagina de "Il Mattino" di oggi, allora deve essere vero. In fondo non è difficile stare sulle spalle dei giganti, affidarsi all'autorevolezza dell'emittente e a quella del medium.
Morale: imparatevi a diffidare dai metamotori (Aol, Yahoo!, Go, Netscape, Microsoft, ma soprattutto Go) e accattateve o'Matin. Il dibbattito è chiuso.
Poi dice che non ci vuole l'esercito...
Per chi volesse, la versione integrale è nel primo commento.
Quello della foto non è lui, è il filosofo di Rembrandt.

6 commenti:

e.r. ha detto...

Questo è l'articolo in questione. da Il Mattino 03/11/2006. Prima pagina e p.10

La fabbrica delle notizie sul web
di Sebastiano Maffettone

Negli Stati Uniti lo si vede meglio che altrove. Ma si tratta della punta di un iceberg, perchè il fenomeno è planetario. Giornalisti e fruitori di notizie sono sempre piu accomunati dallo stesso retroterra: manco a dirlo, parlo del web. I giornalisti passano sempre più la maggior parte del loro tempo a cercare notizie su internet. Secondo dati statistici, la percentuale di giornalisti americani che passa la maggior parte del suo tempo sul web è il 75% del totale. L’anno scorso eravamo a meno del 50%.
Inoltre, come è anche ovvio, i siti piu importanti - Aol, Yahoo!, Go, Netscape, Microsoft - catturano percentuali sempre piu grandi di persone che viaggiano sul web. Il risultato è che non c’è quasi differenza tra fruitori dell’informazione da una parte e professionisti dall’altra. Tutti consumano gli stessi prodotti. La cosa è particolarmente vera in politica estera, dove il pacchetto confezionato dall’informazione del ciberspazio contiene di solito conflitti etnici e politici, tecnologie innovative, leader di piglio, proteste e pretese culturali di massa. Ma la vicenda è in realta ancora più curiosa. Perché i grandi motori di ricerca, come quelli appena citati, sembrano avere in realtà scarso interesse per le notizie in quanto tali. Tutt’al piu hanno interesse a metterle in rete prima degli altri, non certo a trovarle e a verificarle. Ma, a dirla tutta, non è solo questione di interesse. La mia convinzione è che in realtà non siano per niente attrezzati a farlo. Come ho già sostenuto altre volte in questa rubbrica, i grandi motori di ricerca svolgono prevalentemente meta-funzioni. Scelgono cioè che cosa mettere in rete tra tutto quello che altri producono, dal libro alla notizia giornalistica. Concesso ciò, restano, si potrebbe osservare, giornali e tv. Che sono fatti da professionisti dell’informazione. Ma come abbiamo già detto giornali e tv a loro volta dipendono dai grandi motori di ricerca. Tutto ciò genera un circolo vizioso. Con almeno due consegeunze notevoli. La prima è che le agenzie giornalistiche sono le uniche oramai a fare sistematicamente le news. In altre parole, giornali e tv, in circolo con i grandi motori di ricerca del web, dipendono tutti da Reuter e Associated Press. Con una differenza significativa rispetto a prima. Prima le agenzie lavoravano nell’ombra. Da quando c’è il web, invece, sembrano aver cambiato idea. Il marchio è diventato appetibile anche per loro, dovendo farsi riconoscere sul web, per cui adottano di anno in anno strategie di marketing piu aggressive. La seconda conseguenza consiste, invece, in una specie di legge di Gresham applicata ai media. Nel gergo degli economisti, la legge di Gresham dice che la moneta cattiva scaccia la buona. Qui sono le notizie scadenti che prevalgono su quelle buone. Perché il pubblico sembra volere piu storie fantasiose e meno fatti noiosi. Così può succedere che Matt Drudges, una sorta di Dagospia tecnologico americano, abbia piu seguito di Bbc on line, che resta invece una delle poche cose serie in circolazione. Con il risultato sconcertante, che, nell’età dell’informazione, siamo informati sempre peggio e con meno controlli.

Pietro ha detto...

Inutile fare facili ironie, ha ragione lui:

"Con il risultato sconcertante, che, nell’età dell’informazione, siamo informati sempre peggio e con meno controlli."

P

e.r. ha detto...

Mi dispiace Pietro, ma a parte il mio tono forse troppo sopra le righe, Maffettone dimostra lui stesso di avere torto. O meglio, dimostra come l'autore autorevole possa autorevolmente raccontare panzane su un medium autorevole. Non esistono controlli "buoni", anzi l'unico controllore possibile siamo noi stessi e la nostra coscienza critica. E' complicato, ma non ci sono scorciatoie.

Anonimo ha detto...

La posizione di Maffettone esprime con chiarezza l'intolleranza per un diverso sistema informativo che permette più o meno a chiunque ne è capace di esprimere la propria opinione di diffondere le proprie informazioni in un rapporto non gerarchico e più democratico. Ovviamente c'è anche un'idea di fondo di lettore finale incapace di capire, segliere e rielaborare a sua volta le informazioni e le opinioni che vengono proposte. C'è quindi una difesa di una posizione di potere informativo e il tentativo di screditare altre modalità di circolazione delle informazioni, meno strutturate, ma per questo anche più libere. Il fruitore più ingenuo, inoltre, proprio perché a conoscenza dei limiti dell'informazione che circola su internet avrà maggiore attenzione e distacco nel manipolare le idee che vengono proposte.

e.r. ha detto...

Peccato che le giuste cose e pianamente dette qui sopra provengano dal solito anonymous. Una sigletta, un nomignolo un aka appena...

llutor ha detto...

Quindi io "fruitore ingenuo" che faccio? Mi guardo le notizie su gugl e poi mi compro il mattino per controllare? O chiamo a Maffetone? Magari chiamo e.r... scusate ma io qundo leggo "consumano", "fruitori" e "prodotti" me la prendo a ridere.
LUCIANO aka llutor (per la precisione è... non vorrei passare per l'anonymous di turno!)