dicembre 15, 2004

Google e Schoogle

Google ha cambiato Internet. Nel senso che ha talmente innalzato il livello di soddisfazione degli utenti da modificare le loro aspettative in generale rispetto ai servizi offerti in rete. Per questo motivo vale sempre la pena di andare a dare un'occhiata a quello che succede da quelle parti: è un buon modo per trovare cose innovative con poco sforzo. In particolare sono i Google labs (nel sito in inglese) il posto delle novità.
In questi giorni ne sono state lanciate due: Scholar e Suggest.
Google Scholar è una versione del motore di ricerca dedicata espressamente al mondo scientifico e accademico. In essa i risultati sono cercati non fra le pagine web largamente intese, ma tra documenti di provenienza scientifica e accademica. Ad esempio provate a cercarvi "just in time" e troverete un articolo sociologico del '92 che ha avuto oltre 100 citazioni scientifiche sul web.
Google Suggest è invece una curiosità, utile forse, ma molto meno rilevante. In pratica mentre si digita la chiave di ricerca nell'apposito box, Google inizia a suggerire una serie di chiavi di ricerca che iniziano con quelle lettere indicando anche il loro peso in termini di numero di riferimenti. Utile soprattutto quando non si sa bene come si scrive un termine, soprattutto in contesti, come quello anglofono (ma presto anche da da noi) in cui la grafia delle parole differisce dalla pronuncia.
Molto più interessante una funzione di Google che mi era sfuggita finora. Se in una maschera normale di Google ad una parola facciamo precedere il termine "define" (definisci), Google ci risponde con le definizioni di quella parola. Utile con i termini stranieri, con le sigle (provate con Gdp, l'inglese per Pil), ma anche con i nomi di personaggi famosi (provate ad esempio con Weber) e con i concetti (provate con poverty line) Ovviamente funziona solo in inglese.

In questi giorni è poi stata data la notizia di un accordo tra Google e alcune prestigiose istituzioni accademiche e scientifiche. Queste metteranno il proprio patrimonio bibliografico a disposizione, Google ha sviluppato un software di digitalizzazione e indicizzazione che permetterà di farvi ricerche online. Una cosa del genere è da alcuni mesi in linea con il motore di ricerca A9, collegato alla libreria online Amazon. Con A9 è possibile avere gli stessi risultati di Google e in più link a libri e a citazioni sull'argomento desiderato.

2 commenti:

Francesco ha detto...

Da circa cinque anni, quasi quotidianamente, mi connetto alla rete per cercare informazioni, scaricare la posta elettronica e, qualche volta, semplicemente per fare un “giro” di una mezz’ora passando di link in link senza una direzione precisa. Il mio punto di riferimento per ogni ricerca (professionale o ludica) è da molto tempo Google che utilizzo anche coma pagina iniziale del mio Explorer. Soltanto ieri, purtroppo, ho scoperto, grazie alla segnalazione in Max-Web(er), la nuova modalità di ricerca Google Scholar e sono subito rimasto positivamente impressionato dall’efficacia di questo motore di ricerca. Pochi giorni fa, infatti, avevo svolto alcune ricerche utilizzando semplicemente Google e mi sono ritrovato con un lunghissimo elenco (che ovviamente non ho consultato interamente perché umanamente impossibile) che conteneva soltanto una piccolissima quota di riferimenti pertinenti con i miei interessi di studio. Ripetendo la stessa ricerca con Google Scholar ho ottenuto una lista di risultati incomparabilmente più breve, ma soprattutto più adeguata al mio bisogno informativo.
Da tempo ho la sensazione che una delle difficoltà più rilevanti per chi utilizza la rete sia quella di riuscire ad accedere alle informazioni disponibili in modo “economico”, nel senso di sfruttare al meglio le risorse (scarse) di cui si dispone – economizzare tempo e lavoro - in vista di determinati obiettivi conoscitivi. I motori di ricerca fanno proprio questo, ma la loro efficacia dipende molto dall’abilità di ricerca dell’utente. Tale abilità si affina con l’esperienza, ma tale esperienza, in un contesto come la rete in continua e rapida mutazione ed espansione, va velocemente in obsolescenza e può rappresentare anche un ostacolo alla capacità di adeguamento alle innovazioni della rete. Questo accade, per esempio, quando proprio sulla base di esperienze di “navigazione” consolidate vengono praticate delle routine di ricerca, in modo quasi meccanico: io, ad esempio, continuavo ad utilizzare Google e non mi ero mai accorto di Google Scholar!
Francesco

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