ottobre 18, 2005

Avete mai visto un metamotore?


Che lo abbiate visto o meno, vale la pena di andare a visitare Gada.be.
Lo ha realizzato Chris Pirillo, uno dei tanti protagonisti della scena high tech americana. Si tratta di un motore che aggrega risultati di vari motori e che è stato progettato per l'utilizzo da aggeggi portatili, ma che funziona bene anche su un browser normale.
Il suo utilizzo è abbastanza intuitivo ed e' anche abbastanza ben spiegato nel "What is gada.be?".
Cosa significa Gada.be? Si tratta della traslitterazione di "Got to be", una locuzione relativa al dover essere che assume diversi significati a seconda del contesto. Contesto che appunto cambia a seconda del termine cercato e del contesto di ricerca scelto.
Per rimanere in tema di dover essere, di come ci si presenta, di quello che i napoletani chiamano: "chi so' io e chi si tu", date un occhio alla modestia con cui il Chrispirillo di cui sopra si presenta timidamente al pubblico nella sua omonima pagina di promozione: istruttivo, ma anche un po' deprimente. Fasso tuto mi.

ottobre 17, 2005

I 10 comandamenti del blog




Di David Nielsen e della sua passione per dettare regole abbiamo parlato pochi giorni fa. Oggi Nielsen si è misurato con i blog e ha individuato i 10 principali errori tecnico-comunicativi dei blog.
E' la prima volta che considera questa nuova creatura e mi sembra che i suoi precetti, sebbene insopportabilmente precettosi, siano tutti largamente, anche se non totalmente, condivisibili.
La cosa che più mi fa piacere di questa quasi condivisione è che dei dieci top mistakes, io qui ne commetto almeno otto. Ma così ho spazio per migliorare.
Update: li commetto tutti e dieci. E non ho scuse.

ottobre 15, 2005

Uorning piratery

Andare a cinema con un bambino, magari di tipo figlio, al quale hai negato la tv per vedere l'effetto che fa e in cambio gli hai passato tanti filmini col bollino e senza. Andarci insieme al cinema sta cominciando a diventare imbarazzante.
Il corto "contro la pirateria" è aggressivo e violento, senza se e senza ma. Non ho mai visto tanto zelo applicato alla mafia, alla corruzione... No, la pirateria fa danni miliardari, è il vero flagello e, se si legge questa nota della Rai, anche il virus H5N1 fa meno paura. Un bambino fa molta fatica a capire se la prossima volta potrà vedere Tom e Jerry senza essere messo in galera e non capisce come il padre abbia potuto mentirgli tutto questo tempo: era anche lui un pirata?
Allora seppelliamoli con una risata, andate a vedere il contro-spot (quicktime) girato dalla Grezzofilm. E vedetevi anche gli altri remake.
(via Manteblog)

ottobre 13, 2005

Cartografia concettuale

La geografia è una scienza di chiara ascendenza militare. Avevo appena scritto della seconda guerra per il web che ho scoperto questa mappa dei conflitti, delle alleanze e delle storie. La pubblica CNet ed è un bell'esempio di rappresentazione schematica e interattiva. La possibilità di ricentrare la mappa e le storie collegate mi sembra una cosa di così sofisticata semplicità da morire di invidia. In rosso sono indicate le companies, in verde gli argomenti e in nero le storie. E il bello è che mi sembra anche di capire. Il che fa anche piacere, anche se si tratta di mera illusione. Tutto il contrario di quello che mi era capitato analizzando con attenzione quest'altra mappa, che intendeva, molto lodevolmente, ma meno efficacemente, spiegare la sociologia a ragazzi di primo anno. Un'analisi delle differenze può forse insegnare qualcosa.

ottobre 12, 2005

Web Wars episode 6.0.1: a new iGadget


Il lancio di iPod video e di iTunes 6, avvenuta in queste ore, sono probabilmente una mossa rivoluzionaria. O forse no: staremo a vedere e sarà interessante. E' difficile giudicare una innovazione prima della verifica della sua accettazione sociale. In questo caso però ci troviamo di fronte a un salto interspecifico (dall'audio al video) di una tecnologia che è invece ampiamente collaudata e largamente accettata: quella costituita dall'insieme di riproduttore (iPod), medium di distribuzione (web), tecnologia di distribuzione asincrona (podcast). La potenziale e nemmeno troppo avveniristica ipotesi è quella di un nuovo modo, fra i tanti, per porre fine alla televisione, almeno per come la conosciamo. Il passaggio dalla tv generalistica e sincrona a quella di nicchia, specialistica, e asincrona e personale è ora non solo tecnicamente, ma anche praticamente possibile. Data la considerevole - e in gran parte inspiegabile - massa di fan dell'iPod, ci sono le premesse, la massa critica, per pronosticare un facile successo di questo nuova piccola, ma molto significativa innovazione incrementale.
La cosa più divertente è che fino a poche ore fa Steve Jobs assicurava che questo business non gli interessava:
“You can already download movies on the iTunes Music Store, and some albums offer video as an incentive to buy the music,” e “We also offer video podcasts, but will people buy a video device just to watch this video? So far they haven’t. No one has been successful with that yet.” (via melablog)
La notizia di oggi era stata finora l'acquisizione-incorporazione di Real Media in Microsoft. Una notizia bomba che però adesso passa in secondo piano. Solo pochi giorni fa Apple e Sun avevano stipulato un accordo potenzialmente molto aggressivo nei confronti di MicroSoft. Stiamo assistendo, e purtroppo solo da spettatori-consumatori, non al Web 2.0, ma alla WWW II: la seconda World Web War.

ottobre 06, 2005

Lessig in un solo post


Se volete capire cosa vogliono i creative-commonisti e i copy-leftisti, perchè non sono pirati e non sono eversivi, il tutto in due minuti, in italiano e risparmiandovi Larry Lessig, leggetevi la Legittima difesa di Zoro.

(Via Manteblog)

ottobre 05, 2005

Checkpoint zero. The race starts here

Caro ***,
se sei d'accordo limiterei l'interlocuzione telefonica ad aspetti che non necessitano una verifica approfondita degli argomenti discussi nell'incontro del xx/0x/200x e recepiti nel documento di checkpoint di cui abbiamo chiesto a *** (inviatoti in copia elettronica) una formale accettazione come impostoci dalle nostre procedure di qualità. A tale proposito ti pregherei di esportare a *** appena ti è possibile tue eventuali osservazioni in merito, in modo da coonsentirle un'approvazione formale del piano di attività residue e condividere l'impostazione alle attività fin qui seguita.

Sembra il fratello maggiore di Sentaprof, invece è un signore ad elevato profilo professionale del settore informatico, che sta scrivendo a professorini universitari e a funzionari di enti locali.
Non interessa qui la produzione di linguaggi estemporanei e postmoderni, quanto il fatto più banale che il ricevente - appositamente intervistato - non abbia capito nulla. E difficilmente avrebbe potuto capire chiunque altro diverso dal mittente. L'autoreferenzialità pare sia fenomeno noto e studiato da eminenti colleghi.
Il punto è un altro: se la grande impresa informatica italiana si esprime così è ragionevole ritenere che pensi così. E se questa è la sua modalità di pensiero, come pensiamo noi che essa possa competere (non domani, ma oggi) sul mercato (non internazionale, ma di Caianello Scalo)?
La questione linguistico-cognitiva è di un certo interesse. Se la pose alla fine del secolo scorso Nanni Moretti in Palombella Rossa quando fa dire al suo alter-ego Michele Apicella: "Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
La questione della competitività dei settori avanzati in Italia se la pone da anni, con riferimento al sistema produttivo e alle istituzioni regolative del mercato, una serie di persone serie tra cui Luciano Gallino e quelli de Lavoce.info. In occasione del prossimo Smau, se l'è posta anche lo spigoloso Zambardino su Repubblica e stavolta sembra difficile dargli torto. Solo che per chi si definisce "umanista", appare alquanto disumano usare senza mediazioni -e senza necessità- il termine "powwow", che uno volentieri girerebbe al mittente. Se non fosse che per fortuna, scansati gli indiani, c'è come ritrovarsi.

ottobre 04, 2005

Le tavole della legg(ibilità)

David Nielsen è un signore non particolarmente simpatico che si auto definisce guru dell'usabilità. Ogni guru è infatti autodefinito. E anche questo è un guru di poca modestia ma, diversamente dal solito si tratta anche di una persona con relativamente poche idee, molto chiare e in genere verificate con osservazioni scientifiche o simil tali. Nielsen è un personaggio del Web 1.0 - i suoi libri (Designing Web Usability e Home Page Usability)risalgono alla fine degli anni '90, non ha un blog, ma un sito - ma le cose che ha da dire sono ancora preziose. Una delle idee ricorrenti di Nielsen è che anche il web abbia bisogno di standard, di linguaggi condivisi, di convenzioni. La costruzione di queste convenzioni - il processo di istituzionalizzazione - è un processo sociale determinato dall'alto (da chi progetta software), ma anche dal basso, dagli utenti, dalle loro preferenze e dai loro limiti. Nielsen fa il guru a pagamento, nel senso che partecipare alle sue conferenze costa molto, ma pubblica anche sul web brevi commenti e suggerimenti sui temi dell'usabilità: le alertbox, che compiono 10 anni!. In questi giorni Nielsen ne ha pubblicato una di quelle che troverete poi citate dappertutto: i "Top Ten Web Design Mistakes of 2005".
Gli americani hanno la fissa dei 10 peccati e dei relativi 10 comandamenti, vediamo quali sono quelli rilevati da Nielsen su un campione di utenti:
  1. Ostacolare la lettura con caratteri troppo piccoli o con poco contrasto rispetto al fondo;
  2. Indicare i link in modo non standard e finire quindi per nasconderli;
  3. Un uso non appropriato delle animazioni e di Flash;
  4. Contenuti scritti non espressamente per il web: stile prolisso ecc.;
  5. Ostacolare la ricerca di specifici contenuti del sito;
  6. Incompatibilità verso specifici browser;
  7. Moduli complessi e macchinosi;
  8. Assenza di riferimenti fisici, come un indirizzo postale;
  9. Impaginazione con larghezza prefissata;
  10. Impossibilità di ingrandire le foto.
Non so se siano i 10 più gravi peccati, ma di sicuro sono questioni che insieme ad altre intossicano la vita di chi usa internet e che potrebbero essere facilmente risolte da una maggiore attenzione alle persone che si vogliono raggiungere.
Per finire eccovi un posto dove ascoltare una intervista al sullodato, di nuovo, antipaticuzzo, ma chiaro. La prossima volta vi faccio vedere in che lingua si esprimono le imprese italiane.

settembre 26, 2005

Google God (beta)


Qix ha pescato questa chicca, e io, che gli debbo molti spunti, ho tradotto, un po' liberamente.

MOUNTAIN VIEW, Calif. - 25 Settembre 2005 - Google ha annunciato oggi di avere acquisito il controllo di Dio. Con questa acquisizione Google potrà servirsi dell'intera produzione intellettuale di Dio, compresa la conoscenza di ogni cosa che è, di ogni cosa che è stata e di ogni cosa che sarà. Non si conoscono ancora i termini finanziari dell'operazione. La società non ha commentato le voci su un ampliamento di Google Maps fino a comprendere l'aldilà, o sul fatto che Google Talk comprenderà il nuovo protocollo "Preghiera". Ha solo confermato che le due innovazioni saranno disponibili solo per PC, anche se un portavoce ha sottolineato che Google spera di estendere la possibilità di intercedere direttamente presso i santi anche agli utenti Mac "prima del Giudizio Universale"

Si è raggiunta la pazienza del limite. Non se ne può più, l'efficiente motore di ricerca "no frills" sta diventando un ciccione vorace. Forse.
L'originale, più lungo, è in un thread su Textdrive, il finto logo di sopra si realizza con GoogleMyWay.

Che DHS ci protegga

Questo è il modo in cui si presentava il 25 settembre (per capirci in piena emergenza per l'uragano Rita) il sito della DHS, il dipartimento della "Homeland Security", quello che nelle intenzioni dovrebbe proteggere gli Usa dal terrorismo, dal cyber terrorismo, dai disastri naturali e anche dagli immigrati illegali. Molto si è detto sulla scarsa efficenza dei soccorsi e in generale dell'azione pubblica mostrata da uno stato ricco, ma con una sempre più scarsa considerazione per i beni collettivi. Ma la critica si è appuntata sulla Fema, la protezione civile, non sulla DHS, potente e iperfinanziata. Questi sono i rischi cui si espone chi vuole siti dinamici e affidati completamente a complicati database.
Le conclusioni sono due, una fessa e generale e una amara e locale:
1) chi ci protegge dai protettori?
2) fin quando al centro dell'impero si tollerano questi livelli di servizio, perchè sbatterci per i nostri penosi affanni sul web (leggi siti universitari, di enti locali ecc.)?