maggio 23, 2006

Votare e pedalare


In questi ultimi tempi questo posto è un po' deperito. Il motivo era noto a pochi e intimi amici. Ora che la battaglia si fa dura, ho deciso di rompere gli indugi e di svelarmi.

Ecco dove ero finito: in politica. Ero uno stimato (si fa per dire) webologo. Sono diventato un candidato. Con una parte della famiglia sulle spalle.

In questi mesi ne abbiamo combinate parecchie. Il risultato si può vedere su un blog di ragionamenti pacati (commentato da centinaia di accesi lettori), in un sito elettorale da sindaco e nell'organo ufficiale di un partito virtuale.


Per i fedelissimi residenti in una città del Mezzogiorno in cui si vota domenica prossima: come forse avete sospettato, Max Web(er) non è il mio vero nome, non fate annullare il vostro voto. La lista ne ha bisogno.

aprile 20, 2006

Scarpe tods e pur bisogna andar

Due giorni fa è uscito un mio fondo sul Sole24Ore (dorso Sud). E' un commento ai dati Istat sulle migrazioni interne. Ve lo posto qui tanto per ricordarvi che esisto. E poi perchè credo che sia importante. Il tema, non quello che scrivo.

Se si hanno a cuore le sorti di un giovane e si pensa di avere una certa conoscenza del mondo è molto probabile che lo si consigli di fare esperienza lontano da casa. Se quel giovane è meridionale, è probabile che ci abbia già pensato da solo e sia andato a lavorare o a studiare altrove.
Il fenomeno non gode di molta attenzione né da parte della stampa né da parte degli studiosi. Ma la ripresa delle partenze dal Mezzogiorno va seguita da vicino sia per quello che ci dice sulla società e sull’economia delle zone di partenza, sia perché i suoi effetti sono spesso favorevoli alle persone direttamente coinvolte ma non altrettanto per le comunità di partenza.
Il trasferimento di residenza dal Sud verso altre regioni sta tornando ad assumere proporzioni rilevanti e i dati dell’Istat riportano l’attenzione su un fenomeno che ha dimensioni più ampie e che si è avviato ormai da una decina d’anni: la nuova mobilità dal Mezzogiorno.
I dati sul movimento della popolazione residente sono un indicatore importante, ma hanno una relazione solo parziale con quello che generalmente si intende per mobilità. Il cambio di residenza riguarda chi, dopo essersi spostato altrove per periodi più o meno lunghi, decide di stabilizzare questa condizione. Il trasferimento è una sorta di certificazione del successo della mobilità, coincide con l’acquisto di casa, col matrimonio, non riguarda tutti quelli che si spostano.
Per molti anni l’apparente paradosso di un Mezzogiorno più disoccupato del resto del paese e non più migrante è stato spiegato con le caratteristiche del mercato del lavoro o con luoghi comuni di tipo socio-antropologico. Ma lo spostamento di lavoratori e di giovani non si è mai del tutto arrestato. E’ dalla metà degli anni ‘90, che la mobilità riprende in modo crescente. Negli ultimi dieci anni le persone che si sono spostate dal Mezzogiorno verso altre regioni hanno ripreso a aumentare e il saldo migratorio interno, su cui pesavano i molti ritorni degli emigrati degli anni ’60 ormai in pensione, ha ripreso a essere negativo. Le regioni che perdono più popolazione sono la Campania e la Calabria, con un saldo negativo nel 2004 rispettivamente del 3,9 e del 4,8 per mille. Non esitono stime sulla mobilità, ma se i saldi dei trasferimenti dal Sud si riferiscono a circa 50.000 persone all’anno, non è azzardato pensare a un fattore 10 per le persone che annualmente dal Sud si spostano per lunghi periodi per lavoro o per studio.
Dopo le due storiche fasi migratorie: quella a cavallo tra 1800 e 1900 e quella degli anni del boom economico (1958-1963) questa terza fase racconta di un Mezzogiorno completamente diverso. Ma anche il Nord è cambiato, le destinazioni non sono più solo quelle delle grandi città, del tessuto dove dominava la grande fabbrica e il lavoro dipendente a tempo indeterminato. Ora si parte verso le città medie dell’Emilia, del Veneto, della Toscana, verso le zone di industrializzazione diffusa, dove più elevata è la domanda di lavoro sia nella manifattura che negli altri settori, compresa la pubblica amministrazione. E spesso si tratta di occupazione temporanea
Questa volta non emigrano più contadini ma soprattutto giovani che vivono nelle città. La partenza è spesso una scelta obbligata, per costruirsi un futuro e per decidere della propria vita, oppure per sfuggire alle trappole del degrado sociale, della disoccupazione, di ruoli familiari tradizionali. E vanno via anche giovani di famiglie con redditi più elevati, con elevati profili di scolarizzazione. Un minimo di disponibilità economica è anzi un requisito per la mobilità. La famiglia non è più beneficiaria di rimesse, ma deve invece finanziare almeno i primi periodi di trasferimento.
La vera novità è costituita dalle donne: prima partivano prevalentemente al seguito del marito, oggi invece partono per seguire percorsi autonomi di inserimento occupazionale, per sfuggire agli effetti economici e alla dimensione esistenziale dei più bassi tassi di occupazione femminile d’Europa: la difficoltà a mettere su famiglia, il crescente rischio di povertà, la diminuzione delle nascite.
Mentre si continuano a cercare cure per quello che è stato definito il “grande malato d’Italia”, il Mezzogiorno perde le sue risorse più vitali e rischia di intraprendere un sentiero di declino demografico che ne aggraverebbe di molto le prospettive.

Due postille:
1. Ho volutamente dato un titolo cretino a questo post per masochismo e per snobismo. Di recente si è aperto un dibattito sulla titolazione piatta e descrittiva, ovvero sulla fine della titolazione creati(v/n)a e allusiva per assecondare i motori di ricerca e essere più visibili. Allora io sto dalla parte dei timidi e invisibili e titolo ad capocchiam (peraltro copiando, mi sembra, Robecchi del manifesto)
2. Il signore in foto non sono io con i baffi, ma un signore tedesco la cui foto è disponibile su Flickr, gratis e con licenza CC.

marzo 23, 2006

Napoli città aperta

Oggi a Napoli c'è Richard Stallman, il fondatore della Free Software Foundation. Terra' una conferenza a Ingegneria, e una ce ne sarà anche domani.
E sempre oggi verranno distribuite anche 11.000 copie del libro di Fred Uhlman, L'amico ritrovato. E' il primo passo dell'iniziativa One book, one community.
In un solo giorno due importanti iniziative basate sul concetto di condivisione della conoscenza. E' primavera?

febbraio 06, 2006

C'è nessuno?

Uno dei misteri del web è che anche se non dici nulla, c'è qualcuno che ti ascolta. E anche se non hai nulla da dire, qualcuno ti ascolta lo stesso.
Sono più di dieci giorni che non cambio aria a questo posto. Non ho tempo, ho altro da fare. Mi sento più stupido del solito ecc.
Nonostante questo, ogni giorno fra le 40 e le 60 persone vengono a fare capolino.
No, ancora nulla.
Chissà quando esce il nuovo Explorer, quello che supporta gli Rss? (Sarebbero quelle cose che ti avvisano quando un sito si aggiorna.) Se non si muove zio Bill le innovazioni non si propagano. Peccato. Speriamo che faccia presto, altrimenti i sensi di colpa mi sommergono. Magari però un aggregatore, o meglio Firefox, ve lo potete pure scaricare no?
Ciao

gennaio 24, 2006

Sana e robusta...(insomma)

Come che sia, domani mi do guarito.
Ci si vede nel solito posto. E per quelli che non ci si vede, ci si rilegge.
E per quelli che hanno la varicella: un saluto speciale, terapeutico.

gennaio 23, 2006

Chiuso per malattia

(ai ragazzi del corso di Culture digitali)
Mi dispiace, ma mi sento molto male e non ce la faccio a fare lezione domattina.
Vi sarei grato se poteste far girare la notizia agli altri
Ci vediamo giovedì.

gennaio 20, 2006

Steve, ti presento Lessig


Come promesso ad alcuni questo è per segnalare tre esempi di conferenza con immagini (vulgo: powerpoint) particolarmente significativi, sotto il profilo dello stile comunicativo. Che è quello che qui interessa.
1. Lawrence Lessig che parla di copyright all' Open Source Convention del 2002: da si può scegliere qui il video flash (8Mb) oppure il solo audio mp3 (7Mb) e la trascrizione. Di recente Lessig ha tenuto una conferenza a NewYork sulle funzioni di ricerca testuale di Google BookSearch. Si può vedere su YouTube.
2. Dick Hardt che parla di identità e identità nella rete all' Open Source Convention del 2005: la conferenza si può vedere con vari player e formati.
3. Infine l'ultima presentazione di Steve Jobs, quella del 10 gennaio. E quelle precedenti, forse anche migliori. (tutte in Quicktime)

Il virus ha vent'anni

Ho capito adesso perchè ieri (in realtà 20 minuti fa, ma ieri) sono stato colto da sacro furore antivirale. Era il loro compleanno. Il 19 gennaio del 1986 si iniziò a diffondere il primo virus da pc. Si chiamava Boot/Brain e si diffondeva con i dischetti: la rete non esisteva. Fu il primo sussulto di realtà e disincanto dopo pochi anni di ingenua, generalizzata e acritica fiducia nei giovani pc.







Guardate come sono cresciute le bestiole in vent'anni. Questo sopra è lo schema funzionale di Boot/Brain a confronto con quello di Beagle, che è del 2004. Forse si può capire meglio, guardando, perchè sia così difficile curare i pc e perchè fare virus possa, per chi li fa, essere una sorta di passione estetizzante.
Le immagini e la storia completa è su F-Secure, un produttore di antivirus, neanche a dirlo.

gennaio 19, 2006

Aprilo tu, che a me scappa da ridere


Ho ricevuto la mail che vedete affianco. Normale virus. Esperienza quotidiana priva ormai di risvolti emotivi.
L'emozione tosta viene quando il virus invece vi becca e vi cancella l'identità, tutto (dioneliberi).
La cosa interessante in questo caso è che, se vedete bene, il virus si è camuffato da annuncio del centro di servizi dell'azienda per cui lavoro. E il medesimo centro di servizi ha provveduto a fornirgli un bel (falso) certificato di buona salute. Simpatico no?
Talmente bello che il certificato di buona salute (del virus) viene appiccicato a tutte le mail, democraticamente, senza distinzioni tra spam, amici, cialis, hello!, rolex.
Questa decisa svolta in direzione della sicurezza non si limita a far passare la visita medica alle mail infette, ma si prodiga anche ad appiccicare francobollini rossi di tentata frode ogni volta che compare un indirizzo web nella mail, come questa che mi avvisava della pubblicazione di alcuni dati, molto importanti e che attendevo da tempo.




Un ottimo sistema per fare abbassare la guardia e nel frattempo tenere alto il buonumore.
Anzi a pensarci, quasi quasi mi metto nel settore e realizzo anch'io un potente antivirus di sistema che mette le scrittine dappertutto. Così se poi si infettano, colpa loro, noi l'avevamo detto.
Voi non ditelo che non ci capisco nulla. In fondo fare impresa da queste parti non è poi così duro come si dice. La tecnologia ce l'ho, entro domattina sviluppo il packaging, un paio di telefonate e scendo in campo.

Chomsky da Dublino


Jonathan mi avverte che Noam Chomsky è a Dublino, University College, per una serie di conferenze. Il 17, il 19 e il 20 gennaio (il 20 è domani, venerdì).
Le conferenze sono su tre temi distanti, che racchiudono il vasto campo di interessi di Chomsky, ma molto affascinanti:
17-1: "Democracy Promotion: Reflections on Intellectuals and the State";
19-1: "Stark, Dreadful, Inescapable: The Question of Survival";
20-1: "Biolinguistic Explorations: Design, Development, Evolution".
Quella di domani è in video webcast alle 16, ma la qualità è pessima. Conviene aspettare e ascoltarle in audio, comprensibile.