
Una compagnia olandese di statistiche sul web,
OneStat.com, ha annunciato che Firefox ha superato il 10% del mercato complessivo dei browser, sarebbe all'11,51%. Firefox ha superato i 100 milioni di download già a febbraio scorso, il che è un bel successo per un programma opensource e indipendente, ovvero con una struttura di marketing non comparabile con i mezzi di MS. Stavo per dire senza struttura di marketing, ma sbagliavo: guardate per esempio come è professionale e efficace questa pagina sulla
diffusione di Firefox.
Ma la logica del bicchiere quasi pieno, quella più corretta, dovrebbe far riflettere sul fatto che Internet Explorer, nelle sue varie versioni, conta ancora per l' 85%. E si tratta di dati presumibilmente basati sulle statistiche di accesso, cioè sull'uso effettivo del browser. Explorer non ha la navigazione a pannelli, non integra i feed xml, non ha nessuna delle utilissime estensioni disponibili per altri browser, penso a GreaseMonkey o a Linky, forse non ha nemmeno l'elementare funzione di blocco delle finestre di pop-up. Inoltre è lento, esposto a attacchi... non è assolutamente di moda. Queste cose, da tempo alla portata di Firefox, ma anche di Safari, Camino, Opera ecc., saranno disponibili solo con la prossima annunciata versione 7 di Explorer e il software annunciato si chiama "vapourware". Quelli che per sbaglio qualche anno fa comprarono la Fiat Duna venivano sfottuti in modo impietoso per molto meno e questo rappresentò l'inizio del crollo di Fiat.
Ma Explorer no, lo usano tutti, o quasi, e nessuno che in questo mondo di fanatici dei tecnogadget si senta appena sottosviluppato. Io conosco persino delle persone, per altri versi normali e stimabili, che lo usano su OsX di Apple. Potenza del monopolio e delle sue conseguenze culturali e sociali.
Se si guardano le differenze tra paesi la questione diventa più interessante: l'85% complessivo di Explorer scende all'80% negli Usa e al 78% in Canada, ma risale al 93% in GranBretagna, il paese più "wired" fra quelli europei. Sembra esserci una relazione inversa tra uso del dinosauro e grado di familiarità complessiva con le Itc.
Allora stupisce che, fra 40 studenti di un corso universitario italiano (e quindi stupisce meno) di "Culture digitali...", solo tre (il 7,5%) dichiarino al docente di usare Firefox. Perfino dopo che il docente medesimo aveva fatto capire che si trattava quasi di una questione di buon gusto.
E ancor meno stupisce se si pensa che 39 su 40 non conoscono altro che Windows e uno (1 solo, non il 2,5%, come direbbero i giornali) conosce anche Linux (
Debian).
Ma affianco agli attriti culturali e sociali, valgono anche i mezzucci pseudo tecnologici di difesa del monopolio. Qualche intervistato, quasi scusandosi, ha detto che la sua versione di Xp si rifiutava di installare Firefox. Io da molti anni mi sono concesso il lusso di non avere a che fare con Windows. Di fronte a persone contrite per non saper fare cose elementari su Windows ho smesso di fare lo sbruffone. E inizio a provare una sincera partecipazione, insiema a una certa voglia di cambiare, o di indignarmi, come si dice nell'epoca del beppegrillismo.