Sarebbe questa la traduzione del prossimo probabile termine di moda: la traduzione (che non verrà fatta, english is cooler) di wearability.
Avevo appena finito la revisione della tesi di un signore che queste parti si chiama Fds, una tesi (in italiano) sulla sociologia dell' always and everywhere on. E mi arriva questo filmatino.
E' il concept del 2005 di un videofonino indossabile. Lo ha realizzato un designer turco, Tamer Nakisci, giovane e con una produzione interessante che parte dal centro stile della Fiat e finisce per essere premiato da Nokia.
Il design turco di qualità mi sembra una cosa che racconta bene la trasformazione di quel paese. Ma anche di questo, in un certo senso.
E poi serve a spezzare questo assedio d'ansia maniacale per l'uscita dell'iPhone tra due giorni. Non vorrei sembrare più snob del tollerabile, ma sinceramente I don't care.
giugno 26, 2007
giugno 22, 2007
Antonio Roversi, in memoriam
Antonio Roversi era un sociologo di internet ed era il direttore del dipartimento di Scienze dell'educazione di Bologna, insomma era lui quello che aveva diritto a chiamarsi Max Web(er), nel senso che aveva scritto sia sulla rete, sia su Weber.
Ma era, appunto. Ho saputo quasi per caso che è morto il 15 giugno scorso e sulla rete non mi sembra che la notizia sia girata. Ci conoscevamo solo attraverso i nostri blog. Il suo, Byte the bit, era da tempo inaccessibile, da quando aveva iniziato a stare molto male. Sarebbe bello che i tanti materiali delle sue pagine e quelli del blog (attualmente irraggiungibile) non fossero cancellati. L'ho conosciuto come una persona gentilissima e di spirito. Quello che segue è un suo post pubblicato dopo una prima avvisaglia della malattia, il 10 gennaio scorso.
A quanto pare sarei potuto morire all’improvviso, in un qualunque momento tra l’inizio di Settembre e le undici di mattina di Martedì 19 Dicembre 2006 Che ciò non sia accaduto, per usare le parole di un medico del pronto soccorso dove sono stato portato a sirene spiegate quel giorno, è stato per “puro c**o”. Non mi è mai piaciuto l’involuto linguaggio medico, per cui traduco quell’ignota espressione gergale in un più comprensibile “errore statistico”. Secondo tutti i parametri della medicina dovrei essere stecchito come un baccalà e invece, come è evidente, non lo sono. Il che ha lasciato stupiti i circa venti medici che mi hanno visitato per quasi un mese. Abituati a ricercare le cause di un evento, nel mio caso hanno dovuto trovare le cause di un non evento. Invano. Per cui oggi mi hanno sbattuto fuori dall’ospedale.
Insomma: eccomi qui di nuovo. Vispo come un grillo. Ai prossimi post.
Ma era, appunto. Ho saputo quasi per caso che è morto il 15 giugno scorso e sulla rete non mi sembra che la notizia sia girata. Ci conoscevamo solo attraverso i nostri blog. Il suo, Byte the bit, era da tempo inaccessibile, da quando aveva iniziato a stare molto male. Sarebbe bello che i tanti materiali delle sue pagine e quelli del blog (attualmente irraggiungibile) non fossero cancellati. L'ho conosciuto come una persona gentilissima e di spirito. Quello che segue è un suo post pubblicato dopo una prima avvisaglia della malattia, il 10 gennaio scorso.
A quanto pare sarei potuto morire all’improvviso, in un qualunque momento tra l’inizio di Settembre e le undici di mattina di Martedì 19 Dicembre 2006 Che ciò non sia accaduto, per usare le parole di un medico del pronto soccorso dove sono stato portato a sirene spiegate quel giorno, è stato per “puro c**o”. Non mi è mai piaciuto l’involuto linguaggio medico, per cui traduco quell’ignota espressione gergale in un più comprensibile “errore statistico”. Secondo tutti i parametri della medicina dovrei essere stecchito come un baccalà e invece, come è evidente, non lo sono. Il che ha lasciato stupiti i circa venti medici che mi hanno visitato per quasi un mese. Abituati a ricercare le cause di un evento, nel mio caso hanno dovuto trovare le cause di un non evento. Invano. Per cui oggi mi hanno sbattuto fuori dall’ospedale.
Insomma: eccomi qui di nuovo. Vispo come un grillo. Ai prossimi post.
giugno 14, 2007
The critical seven
Contro ogni aspettativa, un grande successo, una partecipazione sei volte superiore alle attese. Napoli è sì strozzata dal traffico e dalla monnezza, ma sette (7) pedalatori ciclisti a scopo politico dimostrativo hanno appunto dimostrato che la bici si muove anche tra le lamiere e che la bicicletta fa così bene che anche se la "mass" era = 7 si è riso anziché piangere.
giugno 13, 2007
Critical solitude
maggio 28, 2007
Cari Ladri
Stamattina avevo lasciato perdere: visto il clima cittadino pensavo che si trattasse della solita prosa politico-grillina. Invece no, si tratta di ex ladri di polli, oggi trasferiti sul ramo tech.
Trascrivo perché rimanga traccia:

Cari Ladri,
dalla nostra scuola "G. Oberdan", vico Carrozzieri, avete rubato tutti i nostri computers, compreso quello, di un bimbo diversamente abile, suo unico strumento di comunicazione con la maestra.
Perchè ci avete tolto la possibilità e la nostra voglia di usarli, di imparare e di crescere?
Perchè fate del male a noi e alla nostra scuola?
Noi siamo il futuro del quartiere e della città. un futuro non violento, di speranza, di solidarietà e di pace.
Non sono stato mai convinto dell'intrinseco valore pedagogico del pc e quindi diffido delle politiche di esposizione precoce al monitor. Finora sono servite solo a vendere a caro prezzo macchine e software obsoleti che poi comunque finivano per essere sottoutilizzati. Ma come tutti i giudizi sommari anche questo è sbagliato, almeno un po'. Infatti mi pare che in questa scuola, mio malgrado, si facciano cose buone col computer e, soprattutto, c'è qualcuno che (a parte accenti, virgole, maiuscole e altri gadget) sa scrivere in modo molto efficace. Cosa di solito rara.
Trascrivo perché rimanga traccia:

Cari Ladri,
dalla nostra scuola "G. Oberdan", vico Carrozzieri, avete rubato tutti i nostri computers, compreso quello, di un bimbo diversamente abile, suo unico strumento di comunicazione con la maestra.
Perchè ci avete tolto la possibilità e la nostra voglia di usarli, di imparare e di crescere?
Perchè fate del male a noi e alla nostra scuola?
Noi siamo il futuro del quartiere e della città. un futuro non violento, di speranza, di solidarietà e di pace.
Non sono stato mai convinto dell'intrinseco valore pedagogico del pc e quindi diffido delle politiche di esposizione precoce al monitor. Finora sono servite solo a vendere a caro prezzo macchine e software obsoleti che poi comunque finivano per essere sottoutilizzati. Ma come tutti i giudizi sommari anche questo è sbagliato, almeno un po'. Infatti mi pare che in questa scuola, mio malgrado, si facciano cose buone col computer e, soprattutto, c'è qualcuno che (a parte accenti, virgole, maiuscole e altri gadget) sa scrivere in modo molto efficace. Cosa di solito rara.
maggio 25, 2007
Per capire chi comanda

Da alcuni mesi la ditta si è dotata di una vetrina di rappresentanza per il resto del mondo (anglofono). Siccome una delle parole più inglesi e più contemporanee è "market" insieme ai suoi derivati, allora la mania burocratica di mostrare ossequio alle gerarchie, anche sul web (guai invece a dare informazioni) si traduce in lingua marketese.
Allora capita che sotto il link "academic flow chart" appaia il seguente organigramma (che non è un flow chart) da cui si evince che... il capo della ditta è l'imperatore in persona.
Sotto l'aquila imperiale in versione international ne accadono anche altre. Leggere sul monitor il consueto linguaggio burocratico tradotto in una specie di inglese fa la sua buffa figura. Si noti l'immancabile "altresì" comparire con l'eleganza di un "as well as".
"Divisions are sets of structures for teaching, research and services aimed at the functional and administrative decentralization of the University, in order to allow for more flexibility in carrying out these activities. These Divisions promote and coordinate the activities of the affiliated schools, supplying the necessary resources for the purpose of giving each of them more importance and providing a higher level of resource integration, as well as strengtheing their ability to interact with the social and productive spheres. (art. 58 tit. V. of the statute)"
Frase immaginifica che rimanda a un dover essere di prussiana geometrica efficienza. Non importa a quale concreto risultato finalizzata, né quanto raggiunta.
Come diceva quel signore incompreso: Internet, Inglese, Impresa. E voi che lo criticavate...
maggio 22, 2007
Wilfing with the addictive aNobii
Ha ragione Granieri: ha un bell'effetto addictive. Ovvero ci si perde facilmente tempo senza accorgersene. Quello di cui tutti sentivamo il bisogno. Non bastava il wilfing.Fine del grammelot.
Però è vero che è una idea finalmente funzionante per condividere quello che più di ogni altra cosa si vuole e si teme di condividere: i libri. Sul web è possibile condividere foto, preferiti, musica, video, presentazioni... tutto. Ma non era ancora arrivata l'applicazione che permettesse di allineare on line i propri libri e di vedere chi altro ne condividesse il nostro sintetico o più articolato parere. Si chiama in un modo impossibile: aNobii. Ma a parte questo sembra funzionare e bene e ho facilmente costruito il mio scaffaletto di nove libri.
Pubblicare liste di libri, liste che quando hanno particolari caratteristiche alcuni chiamano "bibliografie", è una cosa che almeno a me sembra di notevole interesse, forse anche superiore alla pubblicazione delle playlist musicali.
Così David Weinberger di cui è appena uscito Everything Is Miscellaneous (che non ho letto), ne ha pubblicato la bibliografia su LibraryThing, una cosa simile, partita prima, ma apparentemente più macchinosa.
maggio 21, 2007
Per vedere l'effetto che fa
Ero uscito dal monitor e ora rieccomi qui.
Sono vivo.
Almeno credo.
Sono scomparso per un paio di mesi.
Per vedere che effetto faceva. (di nascosto, nel senso che poi è interessante vedere le statistiche di accesso a un blog non aggiornato)
Per vedere se qualcuno se ne accorgeva. (Ve ne siete accorti. Grazie)
Per vedere come era vivere, vedere, toccare e conoscere senza raccontarlo.
Non è stato affatto male. Anzi, penso che sia consigliabile. Come con qualsiasi altra simil-dipendenza. Si perde qualcosa, ma si guadagna un nuovo punto di vista. Per esempio che di tutte le cose che qui sembrano ovvie e scontate, di fuori non se ne parla neppure. E non dico fuori alla fermata del bus o in fila alla posta. Fuori nel senso di qui affianco, in posti che sull'insegna hanno magari nomi altoformativi ed eccellenti.
In due mesi sono accadute varie cose. E nei prossimi giorni proverò a raccontarle.
Non vorrei avere con questo giochino allarmato qualcuno. I blog non aggiornati sono di solito un naturale effetto del "per ora basta". Ma a volte capita che invece siano un segnale diverso. A me capita ad esempio da mesi di interrogare inutilmente il feed di un signore che leggevo volentieri, Antonio Roversi. Nel suo caso non è pigrizia e mi auguro di tornare a leggerlo presto.
Sono vivo.
Almeno credo.
Sono scomparso per un paio di mesi.
Per vedere che effetto faceva. (di nascosto, nel senso che poi è interessante vedere le statistiche di accesso a un blog non aggiornato)
Per vedere se qualcuno se ne accorgeva. (Ve ne siete accorti. Grazie)
Per vedere come era vivere, vedere, toccare e conoscere senza raccontarlo.
Non è stato affatto male. Anzi, penso che sia consigliabile. Come con qualsiasi altra simil-dipendenza. Si perde qualcosa, ma si guadagna un nuovo punto di vista. Per esempio che di tutte le cose che qui sembrano ovvie e scontate, di fuori non se ne parla neppure. E non dico fuori alla fermata del bus o in fila alla posta. Fuori nel senso di qui affianco, in posti che sull'insegna hanno magari nomi altoformativi ed eccellenti.
In due mesi sono accadute varie cose. E nei prossimi giorni proverò a raccontarle.
Non vorrei avere con questo giochino allarmato qualcuno. I blog non aggiornati sono di solito un naturale effetto del "per ora basta". Ma a volte capita che invece siano un segnale diverso. A me capita ad esempio da mesi di interrogare inutilmente il feed di un signore che leggevo volentieri, Antonio Roversi. Nel suo caso non è pigrizia e mi auguro di tornare a leggerlo presto.
marzo 20, 2007
Conta fino a tre e vieni fuori dal monitor

Alcune signore e altri signori hanno preso la rete per un posto in cui ci si scambiano citazioni scelte a kabbala e consigli di buone letture, cartacee intendo. E pensano che qualcun'altro possa spiegare il senso di quello che per loro è piacevole. Con questa scusa oggi escono dal buco nero del cyberspazio e si incontrano in una libreria. In realtà lo fanno per fare dispetto a chi nella rete ci vede solo i pericoli per la gioventù, la patria e la famiglia.
Meglio dirlo subito: se pensano che quello che spiega possa essere il soprascritto, gli faccio passare la voglia di scambiarmi per un altro.
Aggiornamento: Mi sono ritrovato ospite di un accogliente combriccola di persone amichevoli, variegate, discorsive, tecno scettiche ma in fondo ottimiste. E ho perfino avuto la notizia di un futuro PubCamp a Chieti e che si potrebbe addirittura organizzare un PartenCamp, o un NapolCamp se non proprio un CampCamp. Da ripetere.
marzo 17, 2007
Viaggi nei paraggi
Di solito faccio l'elettricista dei guru, ma in questi giorni sono diventato falegname degli artisti e ho passato il mio tempo a dare una mano per organizzare questo viaggio.
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